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CANNES 2022 Quinzaine des Réalisateurs

Lionel Baier • Regista di La Dérive des continents (au sud)

"L'Europa può funzionare solo se i popoli lo vogliono"

di 

- CANNES 2022: Il regista svizzero parla della terza parte della sua tetralogia sulla costruzione dell'Europa

Lionel Baier • Regista di La Dérive des continents (au sud)

Il cineasta svizzero Lionel Baier ha presentato il suo ultimo film, La Dérive des continents (au sud) [+leggi anche:
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, alla Quinzaine des Réalisateurs del 75° Festival di Cannes.

Cineuropa: Questo film è il terzo capitolo di una tetralogia sulla costruzione dell’Europa dopo Comme des voleurs (à l’est) [+leggi anche:
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. Come ha voluto affrontare l’argomento?
Lionel Baier: Il tema dei migranti mi interessava perché vedevo le immagini in televisione come tutti. Ovviamente sono rimasto stupito e scioccato da ciò che ho visto, ma ancor di più dalle reazioni che abbiamo avuto noi europei. C'è quasi uno strano piacere nel rivelare la nostra meschinità e incapacità di ricevere le persone. Cosa dice di noi questa crisi, tra il nostro desiderio di voler aiutare e la conferma che è davvero un disastro nel Mediterraneo? Diciamo a noi stessi che dovremmo fare qualcosa. Sembra che sia empatia per gli altri, ma forse è solo disprezzo per se stessi in modalità "siamo cattivi, consumatori, occidentali, ecc.". Allora sono andato a vedere come era organizzata l'accoglienza dei migranti e sono rimasto sorpreso da tutto il circo che si crea intorno ai campi: chioschi ambulanti per le persone che vengono a scattare foto e selfie attraverso la recinzione, visite guidate all'esterno dei campi, giornalisti di tutta Europa che fanno casting tra i migranti, evitando le donne troppo velate, ecc. Quindi ho voluto mostrare questa realtà dicendomi che raccontava qualcosa di noi, del rapporto che abbiamo con lo straniero.

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Perché ha ambientato il film in Sicilia?
Era un modo per introdurre il film nella storia delle commedie italiane, un tono che volevo riprendere. Questi film molto popolari degli anni '60 e '70 come quelli di Dino Risi erano infatti molto politici, come lo erano anche in Francia i film con Pierre Richard, con personaggi antisistema, sognatori, sostenitori del ritorno all’ecologia, Gaston Lagaffe, precursori di molte cose.

Su questo sfondo ha innestato una storia di conflitto madre-figlio che è anche un conflitto di generazioni.
Ho insegnato a lungo in una scuola di cinema a Losanna e dal 2016 ho notato che gli studenti, invece di fare il lungo viaggio che si faceva nel XIX secolo per andare a fare i propri studi umanistici a Roma e ad Atene, viaggiavano in tutta Europa per aiutare, per due o tre settimane. Mi prendevo un po’ gioco di loro, di questo aiuto umanitario selettivo, di queste vacanze low cost a Calais o altrove. Poi mi sono detto che pensare in questo modo era un po’ da vecchio stupido perché se avessi avuto la loro età avrei fatto lo stesso e alla loro età sostenevamo l'abolizione dell'apartheid, il movimento antirazzista Touche pas à mon pote, ecc. C'era anche ingenuità, ma è una bella ingenuità e dire ai giovani che sono incostanti è una stronzata, una cosa vecchia. Quindi volevo mostrare questo, ma anche mostrare le persone che vengono criticate, Frontex e i burocrati a Bruxelles. Perché questa burocrazia, anche se è spaventosa quando viene spinta all'estremo, è comunque un'emanazione della democrazia. Per organizzarsi in 27 servono sistemi che producono tante scartoffie ma è pur sempre la garanzia di una forma di equità. Le guardie costiere europee, ad esempio, provengono spesso da famiglie di immigrati. Quindi volevo che il film mostrasse entrambi i lati e, a volte, quando il figlio e la madre litigano, sono d'accordo con entrambi: con lui quando dice "siete degli incapaci che sanno solo contare i morti" e con lei quando ribatte "se non ci siamo noi, arrivano i fascisti".

È anche un conflitto intimo con un figlio abbandonato in giovane età da una madre che se n’è andata per vivere la sua vita di donna che ama le donne?
Anche la sessualità e l'intimità sono sempre molto politiche. Non siamo mai una cosa, ma più cose allo stesso tempo. Il film racconta anche della solitudine di questa donna e c'era anche l'idea della coppia franco-tedesca, il famoso motore franco-tedesco di cui si parla spesso. Mi faceva ridere che si trattasse di due donne lesbiche e che non comprendessero i rispettivi desideri, con la francese che farebbe l'amore in bagno e la tedesca che la ferma dicendo che in bagno bisogna essere irragionevoli nei limiti della ragionevolezza. La francese le dice che non significa niente e questa è la tragedia, perché l'Europa può funzionare solo se c’è desiderio tra i popoli. Possiamo creare tutte le strutture politiche che vogliamo: se le persone non vogliono stare insieme, noi non esistiamo.

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(Tradotto dal francese)

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