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CANNES 2021 Concorso

Nadav Lapid • Regista di Ahed’s Knee

“Non sono guidato dalla sceneggiatura nel modo tradizionale; il protagonista è la melodia esistenziale del film, il cuore, la musica”

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- CANNES 2021: Il regista israeliano parla del suo nuovo film formalmente audace, di come nasce un tipico protagonista "Lapid" e dell'influenza della musica rap sul suo approccio alla recitazione

Nadav Lapid  • Regista di Ahed’s Knee

Negli ultimi anni, Nadav Lapid non è stato estraneo a ritardi pesanti. Nel 2018, il suo film Synonyms [+leggi anche:
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ambientato a Parigi ha avuto il suo periodo di post-produzione talmente lungo da portarlo a una tardiva premiere alla Berlinale del 2019, dove ha trionfato con l'Orso d'Oro sotto la giuria di Juliette Binoche. E proprio quando aveva Ahed’s Knee [+leggi anche:
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ai blocchi di partenza a dicembre 2019, la pandemia ha fatto naufragare i suoi tentativi di capitalizzare l’unico momento di slancio della sua carriera. Ha scelto di aspettare un anno intero per un debutto in concorso a Cannes nel 2021, dove il film è stato tra i più apprezzati dalla critica.

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Cineuropa: Quando hai deciso esattamente di fare questo film ed eri più sicuro o titubante quando lo ha iniziato?
Nadav Lapid: Penso che l'intero processo di costruzione di questo film sia stato estremamente diverso dai miei precedenti. E’ sempre successo che mentre lavoravo a un film precedente iniziavo a immaginare il seguente. Invece questa volta non pensavo affatto né a questo film né al mio futuro, fino a tre o quattro settimane prima di iniziare a scriverlo. Gli eventi che hanno portato alla sceneggiatura sono avvenuti a metà aprile 2018. Dovevo tenere una conferenza e c'era un modulo che dovevo compilare. Nello stesso momento mia madre era molto malata. Era angosciante. Mia madre è morta il 2 giugno. Tre settimane dopo, ho iniziato a scrivere, e ho finito la sceneggiatura in due settimane. Mi chiedevo se sarebbe stato un cortometraggio o un mediometraggio perché originariamente c'erano 17 scene, con tutto che accadeva più o meno nelle stesse location e con due personaggi. Oggi sono ancora sorpreso che il film duri un'ora e 49 minuti.

Cosa ti ispira nell'ideare i personaggi principali dei tuoi film,? Crei retroscena elaborati, hai un'idea di dove sono prima del film e dopo?
Ricordo che, di tanto in tanto, con The Kindergarten Teacher [+leggi anche:
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, immaginavo la maestra d’asilo in prigione, mentre cercava ancora di scrivere una poesia decente, trovando finalmente l'ispirazione. Non sono guidato dalla sceneggiatura nel modo tradizionale, ma per me il protagonista è la melodia esistenziale del film, il cuore, la musica. Cosa sarebbe stato se la storia non fosse successa? Non mi piacciono le persone che sono solo le loro storie. Mi piacciono le persone guidate dal senso dell'esistenza. Il tipo di Synonyms, se non fosse andato a Parigi, sarebbe rimasto in Israele, gli sarebbero successe delle cose, più o meno le stesse cose. C'è qualcosa che lo spinge: il morire congelato in un appartamento. Perché Y. [di Ahed's Knee] è quello che è, prima che gli venga chiesto di completare il modulo? I film sono una piattaforma per rivelarci la loro essenza.

Potresti parlare del forte senso di rabbia del film, o di quella che potrebbe essere chiamata "rabbia articolata"? È stato diluita nella tua mente, dato il ritardo di 18 mesi tra la fine delle riprese e la prima qui a Cannes?
Quello che dici è verissimo: questa è la prima volta che non riesco a dire a me stesso cosa penso del film nel modo più elementare. È totalmente fedele all'esistenziale, all'intellettuale, nei momenti in cui è stato realizzato. È un po' come il gesto strano che fai in una notte di ubriachezza, allo stesso tempo bizzarro e molto sincero – e il giorno dopo ti svegli, felice che sia mattina e che nessuno sappia cosa sia successo ieri sera. È come un film che è stato determinato: come se lo finissi con il tuo ultimo respiro, giorni prima, e corri con il DCP al Lumière.

La musica rap chiaramente ti ispira – lo si può vedere nei lunghi, furiosi, isolati monologhi dei tuoi film, col senno di poi. Puoi approfondire  questo aspetto?
Chiaramente è un monologo: è un rapper, ed è come Eminem. Gli ho detto che la cosa è andare oltre ed eliminare lo schermo. Per me, questa è la chiave della musica rap: all'improvviso senti che non c'è niente in giro tranne le parole, la voce, lo spazio e i ritmi – non ci sono chitarre per la maggior parte del tempo. E gli ho detto a un certo momento: "Nemmeno lo schermo sarà in grado di salvarli". Durante le riprese della lunga scena del monologo, si avvicinava sempre di più, e più si agitava, più iniziava a scuotere lui stesso la telecamera, che era fissata su un apposito stabilizzatore. È un modo per distruggere lo schermo.

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(Tradotto dall'inglese)

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