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BERLINALE 2021 Berlinale Special

Aliaksei Paluyan e Jörn Möllenkamp • Regista e produttore di Courage

"Eravamo preparati per le riprese, ma non ingenui: sapevamo che potevamo essere arrestati"

di 

- BERLINALE 2021: Abbiamo parlato con la squadra del film, che è stato girato in Bielorussia durante le proteste che hanno infiammato il paese dopo l'elezione presidenziale dello scorso anno

Aliaksei Paluyan e Jörn Möllenkamp • Regista e produttore di Courage
Aliaksei Paluyan (a sinistra) e Jörn Möllenkamp

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, girato in Bielorussia anche durante l'accesa protesta che ha attraversato il paese dopo le elezioni presidenziali nell'estate del 2020. Il film è stato diretto dal nativo bielorusso Aliaksei Paluyan, che si è laureato alla Kunsthochschule Kassel, ed è stato prodotto da Jörn Möllenkamp attraverso la sua compagnia Living Pictures Production.

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Cineuropa: Dove si trova adesso? È al sicuro?
Aliaksei Paluyan:
Sì, sono al sicuro. Sono a Kassel, in Germania, da settembre 2020.

E i suoi protagonisti, gli attori del Belarus Free Theatre? Da quello che ho sentito, il regime di Lukashenko continua a soffocare l'opposizione e gli artisti indipendenti.
A.P.:
Onestamente penso che sia solo questione di tempo. La repressione è così diffusa che non sarà una sorpresa. In un certo senso sta già accadendo. Anche Pavel e Denis hanno una band e il 13 febbraio sono stati arrestati dopo il loro concerto, insieme al loro pubblico. Circa 70 persone sono andate in prigione, e Pavel e Denis sono stati rilasciati dopo due settimane. Questo è solo un esempio di quanto sia assurda e impossibile la situazione in Bielorussia, a nostro avviso.

Ha iniziato a girare il suo documentario qualche tempo prima delle proteste. Il regime di Lukashenko dura da molto tempo, quindi si aspettava che le proteste contro di lui diventassero parte del film?
A.P.:
Abbiamo iniziato a girare Courage a dicembre 2018, e da allora abbiamo osservato i nostri protagonisti. Di sicuro, la protesta del 2020 ha cambiato molto la struttura del film. Non è stata una sorpresa per noi; tuttavia, ci aspettavamo un'escalation della situazione politica più tardi, diciamo nel 2021, a causa del processo di integrazione con la Russia. Ma il coronavirus e le elezioni del 2020 hanno accelerato le proteste, e l'estate del 2020 ha cambiato l'intera realtà bielorussa così come le vite dei tre protagonisti.

Ma il Belarus Free Theatre era politicamente coinvolto anche prima di allora, giusto?
A.P.: Sì, lo erano. Denis, Marina e Pavel hanno fondato il teatro quasi 16 anni fa, e per loro non è una novità. Denis ha lasciato il gruppo nel 2017, ma continua a fare arte in altri modi.

Nelle scene girate durante le proteste, la telecamera è proprio al centro dell'azione; come ha lavorato in condizioni così pericolose e imprevedibili?
A.P.:
Abbiamo avviato il progetto con il direttore della fotografia tedesco Jesse Mazuch, che ha lavorato, ad esempio, con Sergei Loznitsa ad Austerlitz [+leggi anche:
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e ad alcuni dei suoi altri documentari. Ha il suo stile, molto “berlinese”. Successivamente, abbiamo lavorato con Tanya Haurylchyk. Sapevamo che le condizioni sarebbero state molto difficili e avevamo bisogno di qualcuno del posto, che parlasse la lingua e conoscesse le sfumature. Eravamo preparati per le riprese, ma non ingenui: sapevamo che potevamo essere arrestati. Abbiamo portato con noi una piccola telecamera speciale, nel caso fosse successo. Per quanto riguarda il processo, abbiamo cercato di essere invisibili. Siamo andati in tutti gli "hotspot" per girare materiale e siamo stati molto fortunati.

Jörn Möllenkamp: È stato pazzesco. Aliaksei mi ha contattato durante le riprese e mi ha detto che la telecamera poteva rompersi ed essere portata via. Gli ho detto di dimenticarsi della telecamera e di concentrarsi solo sulla sopravvivenza. In due o tre occasioni sono stati catturati dalla polizia, che ha cercato di costringerli a salire sui furgoni. Ho passato alcune notti insonni, poiché mi sentivo responsabile per la troupe.

Pensate che Courage cambierà qualcosa o aiuterà i manifestanti in qualche modo?
A.P.:
Non voglio essere così romantico e ingenuo, ma spero davvero che cambierà qualcosa. È uno dei motivi per cui abbiamo realizzato questo film.

J.M.: Con questo film, possiamo dare voce a un paese che è stato messo a tacere in questo momento. Il regime sta costringendo i giornalisti stranieri ad andar via e mette in prigione quelli locali. Proiettando il film alla Berlinale, abbiamo almeno la possibilità di mantenere l'attenzione concentrata su questo argomento e, attraverso questo, forse cambieremo qualcosa. È davvero spaventoso che anche nei media tedeschi non si abbiano "notizie nuove" dalla Bielorussia, ma solo materiale "vecchio" che le persone hanno già visto.

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(Tradotto dall'inglese)

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