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IFFR 2021 Concorso Tiger

Juja Dobrachkous • Regista di Bebia, à mon seul désir

"Personalmente credo che per creare vera arte, sia necessario fare uno sforzo sovrumano"

di 

- Abbiamo parlato con la regista georgiana, il cui primo lungometraggio è stato mostrato all'International Film Festival Rotterdam nel concorso Tiger

Juja Dobrachkous • Regista di Bebia, à mon seul désir

La scrittrice e regista londinese Juja Dobrachkous ha presentato il suo primo lungometraggio, Bebia, à mon seul désir [+leggi anche:
recensione
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intervista: Juja Dobrachkous
scheda film
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, all’International Film Festival Rotterdam, nel concorso Tiger. Il suo dramma familiare in bianco e nero è stato girato in Georgia e parla di una vecchia tradizione secondo la quale, quando una persona muore in un luogo diverso da quello in cui verrà seppellita, il membro più giovane della famiglia, deve tirare un filo tra i due posti. Questo è l’unico modo per legare il corpo e l’anima del deceduto.

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Cineuropa: Perché ha ritenuto così importante girare il film in bianco e nero?
Juja Dobrachkous: Sin dal principio, ho voluto che il film avesse lo stile di un documentario ma che allo stesso tempo fosse anche una parabola, poiché racconta del passato e dei ricordi. Ciò è permesso dall’utilizzo del bianco e nero che allo stesso tempo ne sottolinea il carattere leggendario. Inoltre, la storia avrebbe dovuto essere un qualcosa senza tempo, poiché non è importante quando si sta svolgendo. La Georgia è un paese dai mille colori e ho avuto la sensazione che un’abbondante coloritura sarebbe stata di troppo, avrebbe distratto dalla storia vera. Volevo qualcosa di più grafico di un dipinto, che avrebbe, a parer mio, affinato la storia.

Esiste davvero la tradizione di cui parla nel film? Come ne è venuta a conoscenza?
Io non sono cresciuta in Georgia e ho conosciuto il paese solo negli ultimi anni, ma me ne sono innamorata perché in qualche modo mi ricorda la mia infanzia. Una volta, durante un volo da Tblisi a Londra, ho incontrato un ragazzo georgiano che mi ha parlato di questa vecchia tradizione, che anche in Georgia è poco conosciuta. Da subito ne sono rimasta affascinata, quindi ho fatto ulteriori ricerche e ho scoperto che è tipica di una precisa regione rurale della Georgia.

La sua protagonista si chiama Arianna in onore del personaggio della mitologia greca?
Si, esattamente. Ma il nome della protagonista non è l’unico tratto da questa storia, anche la maggior parte dei nomi degli altri personaggi lo sono. Il ragazzo che l’accompagna, per esempio, si chiama Teseo, il compagno di Arianna nella mitologia, personaggio che viaggia molto e ha diversi padri. Dato, nel film, è colui che racconta ad Arianna della tradizione ed è simile al nome della persona con lo stesso ruolo, Dedalo.

È stato difficile trovare l’attrice principale per il ruolo di Arianna?
Per la giovane Arianna è stato abbastanza difficile. Sebbene stessimo facendo un normale casting, abbiamo nascosto una telecamera che filmava le ragazze nella sala mentre non sapevano di essere osservate. Era importante che la giovane Arianna avesse pelle e capelli chiari, per enfatizzare il conflitto tra lei e sua nonna, che ripete sempre che la bambina, per il suo aspetto differente, debba appartenere a un'altra famiglia.

Per quanto riguarda l’attrice che ha interpretato il ruolo di Arianna adulta, è stato molto veloce. Ho partecipato alla Fashion Week di Tbilisi e lì l’ho subito trovata. Questa è stata la prima esperienza cinematografica per Anastasia Davidson.

Anche gli abitanti del paese non sono attori, giusto? Come li ha trovati?
Volevo un cast composto principalmente da non attori. Solo pochi attori professionisti facevano parte del gruppo. Ho scelto gli attori dai loro volti, era importante che tutti si abbinassero tra loro. Credo che le persone in Georgia siano molto particolari, in generale. Alcune di loro hanno dei tratti piuttosto teatrali e sapevo che persone “normali” sarebbero state perfette.

Da cosa è stata ispirata per la creazione del personaggio di Bebia?
Sono stata ispirata da mia nonna. Anche lei era convinta al 100% che io non appartenessi alla famiglia, perché, a causa dei miei capelli rossi, avevo un aspetto diverso. Era sicura che qualcuno mi avesse confuso con un'altra bambina. Questo strano tipo di amore mi interessava, può scaturire in un forte conflitto. Tu pensi di esser stato trattato ingiustamente da qualcuno che ami da tutta la vita, e alla fine ti chiedono di fargli un grande favore.

Quali sono le sfide più grandi che ha dovuto superare durante la creazione del film?
Poiché era il mio primo film, ed io non ho studiato regia, è stato tutto un po’ complicato per me. Però mi è piaciuto, dato che personalmente credo che per creare vera arte, sia necessario fare uno sforzo sovrumano. Bisogna combattere, superare i propri limiti.

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(Tradotto dall'inglese da Chiara Morettini)

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