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GAND 2020

Stephan Streker • Regista di L’Ennemi

"La domanda è sempre più interessante della risposta"

di 

- Incontro con il regista belga Stephan Streker per parlare del suo nuovo film, L’Ennemi, presentato in concorso al Festival di Gand

Stephan Streker • Regista di L’Ennemi

Incontro con il cineasta belga Stephan Streker (Noces [+leggi anche:
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, Le monde nous appartient [+leggi anche:
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), in occasione della presentazione in apertura del Concorso ufficiale del Festival internazionale del film di Gand del suo nuovo film, L’Ennemi [+leggi anche:
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, liberamente ispirato a una vicenda politico-giudiziaria che ha scosso il Belgio, quella di un importante politico belga francofono accusato dell'omicidio della moglie, trovata morta nella loro camera d'albergo.

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Cineuropa: Quando questo fatto di cronaca che ha sconvolto il Belgio è diventato il suo film?
Stephan Streker:
Ad essere sincero, all'inizio non mi interessava molto, ma tutto è cambiato quando ho incontrato due persone lo stesso giorno, una che mi ha detto con assoluta certezza: "È colpevole", e l'altra con la stessa certezza: "È innocente". Queste certezze assolute dicevano più sulla persona che le esprimeva che sulla verità della situazione.

Mi sono detto che sarebbe stato interessante fare un film che condividesse l'intimità di un personaggio, senza fornire risposte riguardo alla verità, il motivo per cui ci interessa tanto: ha ucciso sua moglie o no? Interessandomi, ho capito che era allo stesso tempo una grande storia d'amore, quasi una tragedia greca, e che questo mi permetteva di mettere in discussione la questione della verità e della convinzione interiore.

Nell'era dei social network, dove tutto è binario, riducibile a un hashtag, #colpevole o #innocente, è importante che il cinema rispetti la complessità e l'ambiguità di queste situazioni. Mi piace lasciare il giudizio morale allo spettatore. Ho sempre trovato la domanda più interessante della risposta, ed è quello che cerco di fare nei miei film. La domanda apre, mentre la risposta chiude.

Per me, il film è un incubo, quello che gli succede è un incubo, non importa fino a che punto sia colpevole. Volevo costruirlo così.

Per me il nemico è anche interno. È raro avere un nemico peggiore di te stesso. Per la maggior parte degli esseri umani, il peggior nemico che avranno nella loro vita è se stessi. Mi interessa molto la questione del nemico interiore...

Parla del Belgio come di un personaggio invisibile nel film?
Va detto che senza il Belgio questa vicenda non avrebbe motivo di essere. Molte incomprensioni derivano da problemi di comunicazione tra Louis Durieux e la polizia, in particolare, da problemi di linguaggio "semplici".

Uno dei miei personaggi, interpretato da Sam Louwyck, critica Louis per essere un ministro e non sapere nemmeno parlare il fiammingo. Ed è vero, trovo incredibile che tu possa avere primi ministri che non parlano la lingua parlata dalla maggior parte del paese, o che non conoscono l'inno nazionale. Il nostro paese è strano e alcuni dettagli del caso sono molto legati al fatto che abbiamo due comunità (maggioritarie) nel paese.

Potrebbe parlarci del cast, in particlare di Jérémie Renier?
Ciò che mi ha colpito di più di lui è stato la terna motivazione/necessità/lavoro che ha messo in campo. Come me, è convinto che il cinema sia un'arte fisica. Volevo invecchiarlo e lui mi ha detto: "Se vuoi invecchiarmi, devo perdere peso". E lo ha fatto, si è trasfigurato, non voleva protesi o trucco troppo deformante. Gli attori o sono tecnici, ed è fantastico, oppure sono istintivi, e anche questo è fantastico. Ma Jeremy è entrambe le cose... Lavorare con gli attori di L'Ennemi è la cosa più elevata che abbia sperimentato da quando ho iniziato a fare cinema.

All’inizio del film compare la scritta: "Liberamente ispirato a una storia vera". Come si trova la libertà in una storia vera?
È assoluta. È assoluta fintanto che rispetti la legge. Mi permetto tutto, conservo solo il substrato di un caso. Un politico belga francofono è accusato di aver ucciso sua moglie, ritrovata morta in una stanza d'albergo a Ostenda. Questi sono elementi fattuali esatti che corrispondono alla realtà e che sono nel film. Tutto il resto è creazione. È la nobiltà dell'espressione artistica.

La storia di Louis è una grande macchina di fantasia, il suo dramma gli sfugge completamente.
È esattamente questo. In effetti, lui stesso è l'attore principale di quello che è successo in quella stanza, ma solo gli altri sono sicuri di quello che è successo. Affronta la questione solo una volta nel film, dicendo: "Anche se non avessi fatto nulla che mi renda colpevole in questa stanza, non sono sicuro che questo mi renderebbe innocente".

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(Tradotto dal francese)

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