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MIRADASDOC 2020

Alexis Delgado Búrdalo • Regista di Esta película es sobre mí

"Non avrei mai immaginato di girare dentro una prigione"

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- Abbiamo parlato con Alexis Delgado Búrdalo, che partecipa al MiradasDoc con Esta película es sobre mí, un documentario che già ha lasciato il segno nel suo passaggio a Visions du Réel e Siviglia

Alexis Delgado Búrdalo • Regista di Esta película es sobre mí

Parliamo con Alexis Delgado Búrdalo poco prima che salga sull'aereo che lo porterà a Tenerife, l'isola delle Canarie dove si tiene questa settimana il XIII Festival e Mercato Internazionale di Documentari di Guía de Isora – MiradasDoc. Nel Concorso internazionale opere prima sarà proiettato Esta película es sobre mí [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Alexis Delgado Búrdalo
scheda film
]
, già apprezzato sia a Visions du Réel che a Siviglia e a Sheffield.

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Cineuropa: Com'è stato finora il percorso del suo primo lungometraggio, Esta película es sobre mí?
Alexis Delgado Búrdalo:
La sua prima mondiale si è tenuta a Visions du Réel e poi ha partecipato ad altre manifestazioni fino alla sua prima nazionale a Siviglia. Ora cerchiamo la data di uscita nelle sale: è difficile a causa della sua durata di 61 minuti. Questo è un handicap. Stiamo valutando alcune alternative di uscita, come realizzare un pacchetto con il cortometraggio di Mauro Herce, Lonely Rivers, che è anche proiettato al MiradasDoc, poiché in Portogallo li abbiamo presentati in un programma congiunto.

A volte nei documentari c'è un progressivo calo: è difficile mantenere interesse e ritmo per un tempo lungo?
In effetti. Avrei potuto allungare il mio film, ma se mantieni il ritmo e la coerenza, ritocchi, pulisci e scremi, lasci solo l'essenziale, mantieni sempre l'interesse dello spettatore e non gongoli, alla fine esce la durata giusta. Non è qualcosa che si decide in anticipo: è ciò che la situazione, il materiale filmato, la storia e il personaggio danno di se stessi.

Come ha trovato una protagonista speciale come Renata?
È stata una scoperta fortuita, casuale: non avrei mai immaginato di girare in una prigione. Sì, ero aperto a trovare storie e ne discutevo con gli amici. Poi una collega mi ha detto che avrebbe fatto un seminario di integrazione in un penitenziario e che se volevo portarmi la telecamera e filmare, e poi fare un reportage sul suo lavoro, mi avrebbe aiutato con il viaggio e a entrare con una telecamera nella prigione. Ho detto di sì e, senza volerlo, ho incontrato Renata e altre persone. Ma ha suscitato una strana attrazione su di me e, allo stesso tempo, paura. Mi sembrava enigmatica, e questo mi affascinava; non parlava con nessuno, guardava con occhi molto intensi e mi sono avvicinato gradualmente a lei, armato di fiducia vedendo che non rifiutava la mia telecamera. Così le ho proposto di farle un ritratto, scoprendo in seguito che desiderava essere ripresa. Ho trovato una specie di attrice-diva che voleva raccontare la sua storia.

Ha citato lo sguardo, piuttosto nudo nel film, ma... è possibile quando hai una telecamera davanti? Oppure cambia, poiché gli sguardi sono molteplici?
La questione di cui parla è un problema filosofico o quasi ontologico, perché come possiamo sapere cosa c'è dall'altra parte, come possiamo determinare la realtà oggettiva? Sappiamo solo che interpretiamo la realtà, sia collettivamente che individualmente. Lo sguardo nudo è un modo poetico di dire che è schietto, reale e che stiamo vedendo cosa c'è dietro quella faccia: vediamo quella persona, la sua anima? Questa domanda è infinita, perché stiamo guardando un film, una rappresentazione di una presenza. Ci sono alcuni codici che assumiamo a priori e non mettiamo in discussione: quello del documentario si basa sull'idea, sulla credenza e sulla fede che ciò che contempliamo è reale. Molte persone risentono del fatto che il confine tra realtà e finzione non è chiaro, perché sentono frustrate le loro aspettative e, in alcuni casi, tradite. L'ambivalenza tra ciò che è e ciò che non è, ciò che è rappresentato e ciò che rappresenta, ciò che crediamo sia vero e ciò che può essere fantasia, è un elemento fondamentale del mio film, implicito nel ritratto di Renata: quella persona, che è rinchiusa in carcere, il pubblico la conoscerà attraverso il personaggio, che è la rappresentazione del film e che io ho costruito nel montaggio. Questo personaggio incarna la complessità del definire ciò che è reale e ciò che non lo è: sta recitando, sta probando quei sentimenti, è lei, è un'attrice davanti alla cinepresa, cosa è vero in ciò che dice...? Questo è ciò che affascina del personaggio e ciò che il film può trasmettere: spero che la sua visione susciti queste riflessioni sulla rappresentazione.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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