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Francia / Lussemburgo / Belgio

Filippo Meneghetti • Regista di Deux

"Mentiamo tutti, sempre"

di 

- Cineuropa ha incontrato il regista Filippo Meneghetti al 22° Rendez-vous con il cinema francese di Unifrance per parlare di Deux

Filippo Meneghetti  • Regista di Deux

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, in uscita in Francia il 12 febbraio, Nina e Madeleine (Barbara Sukowa e Martine Chevallier) sono vicine di casa e stanno per iniziare a godersi la pensione. Non solo: sono amanti da anni, all’insaputa di tutti, soprattutto dei figli adulti di Madeleine. Abbiamo parlato con il regista del film, Filippo Meneghetti, al 22° Rendez-vous con il cinema francese di Unifrance.

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Cineuropa: Tante persone sembrano convinte che l'amore sia una roba "da bambini" e che, una volta raggiunta una certa età, non dovrebbe più avere importanza. È uno dei motivi per cui ha voluto fare questo film?
Filippo Meneghetti:
Spero che quando sarò più grande, sarò ancora vivo e vegeto, in grado di godermi la vita fino alla fine. Ma no, non parliamo di questo. Cerca di immaginare tua madre che fa sesso – è difficile, vero? Viviamo in una società che è ossessionata dalla giovinezza, è un feticcio. Si tratta di corpi perfetti. Sto scherzando, ma a volte guardi un film e anche un fornaio ha gli addominali scolpiti. È una questione politica e, come regista, ho la responsabilità di essere onesto, senza spingermi troppo lontano e mostrare ogni singola ruga.

Martine Chevallier interpreta due persone diverse: l’amante di un'altra donna e una madre che mantiene la facciata per la sua famiglia. Molti sono abituati a fingere in quel modo.
Sia uomini che donne! Sono cresciuto circondato da donne e ogni giorno le vedevo recitare in così tanti ruoli diversi. In Italia le madri sono considerate sacre, ma allo stesso tempo, rimani quello che sei, con tutte le debolezze che puoi avere. Certo, non sto parlando di mia madre – lei non ha punti deboli [ride]. Il fatto è che mentiamo tutti: sempre e su così tanti livelli. Lo sguardo di altre persone influenza il modo in cui guardiamo noi stessi, ma almeno a volte possiamo semplicemente chiudere la porta. Il problema è che non puoi sfuggire al tuo giudizio. Penso che questo film riguardi l'autocensura. Madeleine vive una doppia vita. Nella prima parte finge, e nella seconda è il contrario. Volevo che ogni personaggio si sentisse molto ambiguo o addirittura diventasse cattivo, anche se non mi piace molto quella parola.

Sua figlia Anne, così come suo fratello, sembrano relativamente liberali. Eppure cambiano completamente quando scoprono che la loro stessa madre ha una relazione lesbica.
Ho visto i miei amici reagire in questo modo. È sorprendente, ma ci sono voluti cinque anni per scrivere la sceneggiatura e all’improvviso, abbiamo visto migliaia di persone per strada, che protestavano contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Prendevano l'autobus e venivano a Parigi la domenica libera, solo per farlo. Il personaggio di Léa Drucker non ha a che fare con il suo essere omofobico, ma con la gelosia e il sentirsi traditi. Anche se stiamo parlando di una madre e una figlia, è sempre una relazione amorosa e l'amore si basa sulla fiducia. Scoprire che qualcuno così vicino a te non si è mai fidato di te abbastanza da rivelare chi è veramente, fa male. E quando sei ferito, vuoi che gli altri soffrano.

È un riflesso, immagino?
Sì, e vuoi sbarazzarti di tutto ciò che ti fa male. In Italia, diciamo: "Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Sta proteggendo se stessa "proteggendo" sua madre. Spero che il pubblico possa capirla senza essere d'accordo con quello che fa. Fortunatamente, Léa è brava a suscitare empatia. La ami, semplicemente.

Il suo film è una storia d'amore, ma non ci sono grandi gesti. Mostra il loro affetto in modo sottile. È perché sono abituate a nasconderlo?
Con il mio co-autore, ripetevamo sempre questa parola: retenue, moderazione. Potrebbe essere un melodramma con molto pathos, ma non mi piacciono quei film. Ci dicevamo: "Dobbiamo fare il più possibile con il minimo che possiamo". La vita è così a volte: nei momenti più tragici, parli di piccole cose, chiedi a qualcuno di passarti il latte. Inoltre, con il mio DoP, abbiamo parlato di "essere abbastanza coraggiosi da essere semplici". È ciò che preferisco quando il pubblico deve cercare emozioni per conto proprio.

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(Tradotto dall'inglese)

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