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TORONTO 2019 Platform

Sarah Gavron • Regista di Rocks

"Queste ragazze adorano scherzare sulle loro diverse esperienze"

di 

- Abbiamo incontrato la regista britannica Sarah Gavron, il cui nuovo film Rocks è in anteprima mondiale a Toronto nella sezione Platform

Sarah Gavron • Regista di Rocks

Sarah Gavron è una regista e produttrice britannica. Ha diretto il documentario Village at the End of the World (2012) e i lungometraggi di finzione This Little Life (Entering Blue Zone) (2003), Brick Lane [+leggi anche:
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(2007) e Suffragette [+leggi anche:
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(2015). Il suo nuovo film Rocks [+leggi anche:
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, presentato in anteprima mondiale nel concorso Platform del Toronto International Film Festival, e che si contenderà la Concha de Oro al prossimo Festival di San Sebastián, racconta la storia di un gruppo di ragazze adolescenti di East London, focalizzandosi su una di loro, Rocks, che deve prendersi cura di suo fratello minore.

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Cineuropa: Rocks ha uno stile diverso dai suoi adattamenti Brick Lane e il dramma d’epoca Suffragette. Cosa le ha fatto venir voglia di fare un film più contemporaneo?
Sarah Gavron:
Stavo parlando con molti membri del team creativo dell’idea di fare un film sui giovani, ma sono molto lontana da quel mondo. Quando ero giovane io, c'erano pochissimi film sulle ragazze adolescenti che vedi per strada, alle fermate degli autobus e nelle scuole. Eppure mi sembra di averne incontrate molte mentre andavo in giro a promuovere altri film. Erano coinvolgenti, avevano storie da raccontare e mi chiedevo, come possiamo farlo? Come fare un film su questa generazione più giovane? Il modo per farlo sembrava essere quello di farlo con loro, lavorando in modo diverso.

Qual era quel modo diverso?
Volevamo costruire il film attorno alle ragazze, quindi siamo andati nelle scuole, siamo entrati nei centri giovanili e in tutti i tipi di ambienti in cui potevamo incontrare i giovani. Abbiamo incontrato ragazze, abbiamo chiacchierato con loro, le abbiamo guardate e interagito con loro, poi ne abbiamo invitato molte a un workshop. Abbiamo selezionato quelle che erano più brave nell’improvvisazione e che volevano intraprendere questo viaggio con noi, laddove l'alchimia della loro amicizia funzionava. Quindi, attorno a loro, abbiamo costruito questo mondo e i personaggi. Successivamente Theresa Ikoko e Claire Wilson hanno scritto la sceneggiatura.

Sapeva ​​già quale tipo di ragazze voleva far entrare nel progetto o si è adattata a quelle che ha incontrato durante il percorso?
La situazione era aperta. C'era una squadra di casting, Lucy Pardee e Jessica Straker. Non ci siamo dette che dovevamo trovare un particolare tipo di ragazza, piuttosto andiamo nelle scuole di Londra e vediamo. Ci siamo concentrate su East London perché ci sembrava il posto giusto da cui partire e vedere cosa c'era là fuori. Ciò che era molto chiaro all'inizio, era che c'erano questi gruppi di amiche molto eccitanti e coinvolgenti.

Ci sono stati momenti salienti in questo processo?
In una lezione a cui abbiamo assistito quasi all’inizio del percorso, l'insegnante parlava di background culturali. La cosa bella di queste ragazze è che adorano davvero parlare delle loro diverse esperienze, religioni diverse e cibi diversi, e l’insegnante ha stabilito che su 30 bambini, 27 avevano nonni che non erano nati nel Regno Unito. Anche io avevo dei nonni che non erano nati nel Regno Unito, che erano rifugiati, e mi sono messa lì a pensare, perché non vediamo queste ragazze tanto spesso? Hanno così tanto da offrire, la loro saggezza e intelligenza, e hanno anche gioia, spirito e tenacia. Questo ci ha stimolato tutto il tempo, è quello che volevamo catturare.

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(Tradotto dall'inglese)

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