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TORONTO 2019 Contemporary World Cinema

Grímur Hákonarson • Regista di The County

"La corruzione fa parte della vita di questa comunità"

di 

- Abbiamo incontrato il regista-sceneggiatore islandese Grímur Hákonarson, il cui terzo lungometraggio, The County, è stato presentato nella sezione Contemporary World Cinema a Toronto

Grímur Hákonarson  • Regista di The County
(© FILMARTI)

Cineuropa ha incontrato il regista-sceneggiatore Grímur Hákonarson, il cui ultimo lavoro, The County [+leggi anche:
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, è stato presentato in anteprima nell’ambito della sezione Contemporary World Cinema del Festival di Toronto.

Cineuropa: Ha deciso di rendere protagonista del suo film una comunità molto chiusa, in cui una cooperativa stabilisce tutte le regole da rispettare e rende un inferno la vita di Inga – e di diversi allevatori – privandola della libertà. Perché ha scelto di raccontare una storia su una società del genere? Da dove ha tratto l’ispirazione necessaria?
Grímur Hákonarson: La storia non è completamente originale, perché si basa sulle esperienze di vita di una piccola comunità islandese che vive in un piccolo villaggio, Skagafjörður, che si trova nella parte a nord-ovest del paese. Conosco alcuni dei suoi abitanti, che mi hanno raccontato alcuni aneddoti sulla cittadina. Ho pensato che fosse interessante condividerli con altri, perché si tratta di un posto molto speciale, piuttosto diverso da tutti gli altri. Allo stesso tempo, proprio lì, ho avuto l’opportunità di esaminare da vicino il problema della corruzione, che è parte integrante della vita della comunità. Mi considero un regista politico, quindi mi piace girare pellicole che riguardino temi simili.

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Inga è un’eroina atipica; sembra calma e impassibile, ma alla base delle sue gesta c’è anche una genuina sete di giustizia. Come ha costruito il suo personaggio?
Anche per il personaggio di Inga mi sono lasciato ispirare da una ragazza che vive in campagna e che conosco personalmente. Nel corso degli ultimi dieci anni c’è stata una piccola rivoluzione nelle zone rurali dell’Islanda, dove la popolazione è notoriamente molto conservatrice, rivoluzione iniziata da una donna che ha voluto far sentire la sua voce. Lei era una delle poche a tirare avanti senza un uomo nelle zone rurali del paese, che sono un ambiente ancora molto dominato dagli uomini. È da lì che ho preso la mia ispirazione. Inga vuole lottare per se stessa, occuparsi da sola della fattoria e non affidarsi a nessun altro. Inoltre deve anche fare i conti con la dolorosa perdita del marito. Questa è un’ulteriore sfumatura che ho voluto aggiungere al suo personaggio.

Lo stile che ha adottato per la regia sembra riflettere il viaggio di Inga e assomiglia a quello adottato in uno dei suoi lungometraggi passati, Rams [+leggi anche:
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. Si tratta di una scelta consapevole? Com’è stato lavorare con il direttore della fotografia Mart Taniel?
Sì, lo stile riflette il viaggio interiore di Inga, ha assolutamente ragione. È stato grandioso collaborare con Mart. Abbiamo frequentato la stessa scuola di cinema, la FAMU di Praga. Tra l’altro è stato proprio lui a occuparsi della fotografia del mio film per l’esame finale, Slavek the Shit. Il piano originale prevedeva la presenza sul set di Sturla Brandth Grøvlen, il direttore della fotografia di Rams, ma non è potuto esserci. Allora ho contatto Mart. Avevo già visto alcuni suoi lavori e abbiamo iniziato a cooperare. Ha fatto un lavoro egregio! Alla fine non avevamo moltissimo tempo per preparare la pellicola, ma nonostante tutto, sono felice del risultato finale.

Perché ha scelto Sigurður Sigurjónsson per il suo ruolo? Che cosa cercava?
La ragione principale della mia scelta è che si tratta di uno dei migliori attori islandesi. So quanto fosse complesso questo ruolo, quindi gli ho dato fiducia. Tra l’altro, aveva già interpretato il ruolo del cattivo in passato. È quel genere di attore molto versatile che può vestire i panni sia dell’eroe che dell’antagonista. In Rams risultava decisamente gradevole, mentre in The County forse non lo è particolarmente…

Qual è stata la sfida più grande che ha affrontato durante il processo produttivo?
Forse il primo giorno di riprese. Mart aveva un forte mal di denti, quindi non abbiamo potuto iniziare le riprese. Tra l’altro ci trovavamo nel bel mezzo del nulla, di notte… Mart si è dovuto recare a Reykjavík per farsi estrarre un molare. Per questo l’assistente alla regia, che aveva lavorato in passato come direttore della fotografia, ha dovuto girare tutto quel giorno, mentre Mart si riprendeva. L’inizio insomma è stato un po’ stentato, ma alla fine tutto è andato per il meglio.

Cosa ha in serbo il futuro per lei? È interessato a lavorare anche all’estero?
Sì, ho intenzione di continuare a girare lungometraggi qui in Islanda con la mia troupe, ma al momento sono anche al lavoro su un film negli Stati Uniti, film in lingua inglese che potrebbe essere il mio prossimo progetto. Non posso svelare nulla a riguardo per ora, perché la sceneggiatura è ancora in fase di scrittura, ma posso anticipare che lo stile sarà in linea con quello delle mie pellicole precedenti. I miei piani prevedono quindi di girare due film contemporaneamente, uno in islandese e l’altro in inglese.

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(Tradotto dall'inglese da Emanuele Tranchetti)

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