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LOCARNO 2019 Concorso

João Nicolau • Regista di Technoboss

"Da regista, l'uso della musica nel film è una delle tematiche che più mi interessano"

di 

- Il regista portoghese João Nicolau ci parla del suo ultimo film Technoboss, proiettato in concorso a Locarno

João Nicolau  • Regista di Technoboss
(© Ottavia Bossello/Locarno Film Festival)

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, l'ultimo film del regista portoghese João Nicolau, è una commedia insolita, surreale e sfacciata che trasforma il quotidiano in un sogno. Durante la sua prima al Festival di Locarno abbiamo parlato con il regista della sua passione per la musica e della sua concezione personale della cosiddetta "normalità".

Cineuropa: Da dove viene l'idea del suo film? Come ha lavorato alla sceneggiatura?
João Nicolau: Il film nasce da un'idea molto semplice, volevo osservare un uomo senza interagire con lui. La mia co-sceneggiatrice Mariana Ricardo ed io abbiamo avuto l'idea di questo lungo viaggio in auto. In queste situazioni sentiamo spesso un senso di abbandono e solitudine. L'auto rappresenta uno spazio ristretto e intimo da cui non si può sfuggire. Per il personaggio principale non avevo riferimenti, anche se sono stato probabilmente e involontariamente influenzato da tutti gli uomini della generazione che mi ha preceduto. Il resto del film si è sviluppato di conseguenza, durante il lavoro creativo. La prima versione della sceneggiatura risale al 2013. Nel frattempo ho girato un altro lungometraggio e poi sono tornato a questa idea di viaggio solitario.

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Aveva già in mente Miguel Lobo Antunes per interpretare il personaggio principale?
Per niente. Nel mio lavoro di solito mescolo attori professionisti e non professionisti. Come nel mio film precedente John From [+leggi anche:
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, ho iniziato a fare il casting, non avevo in mente un attore specifico. Mentre la sceneggiatura era in costruzione, ci dicevamo che avevamo bisogno di un attore professionista per interpretare il personaggio principale. È un ruolo complesso, difficile, molto ricco di sfumature. Bisogna anche cantare e ballare. Abbiamo quindi organizzato un casting con attori professionisti, cantanti ma anche interpreti. Ne abbiamo visti 20 o 30 ma non ero soddisfatto. A una festa ho incontrato Miguel Lobo Antunes che conoscevo solo di vista (è il padre di uno dei miei colleghi). L'ho osservato e ho pensato "perché non lui!". Ma ho dovuto convincerlo a passare il casting. Si è divertito durante il casting, ma in seguito il lavoro è stato intenso. Adoro il lavoro che facciamo con gli attori prima di girare, abbiamo il diritto di dubitare, porre domande, sperimentare o commettere errori. Miguel è stato profondamente coinvolto nel progetto. Per le canzoni ha lavorato molto con il direttore musicale. Le coreografie invece sono più spontanee, anche se volevo che facesse certe cose.

In Technoboss rappresenta la vecchiaia in un modo diverso, al di là dei luoghi comuni. Il personaggio principale sta davvero bene nella sua pelle, libero e sereno. Come lo spiega?
Volevo davvero girare un film che parlasse dell'attuale situazione del personaggio principale. Nel mio film precedente ho lavorato con gli adolescenti, ma questa volta volevo cambiare. Spesso guardiamo alla vecchiaia con commiserazione, ma con il mio film non volevo cadere in questa trappola. Il personaggio principale del mio film si confronta con un presente percepito come positivo: deve affrontare nuove sfide o gioie inaspettate. È un personaggio che non ha molte preoccupazioni, è in pace con se stesso e questo è forse ciò che lo rende pericoloso. È l'opposto di molte persone della sua età, è a suo agio con la vita che conduce, anche se non è perfetta. Ha un lavoro piuttosto ordinario, non ha una grande casa, è divorziato ma non si autocommisera, si gode i piccoli momenti della vita (passare il tempo con suo figlio piccolo, divertirsi al lavoro), ha una prospettiva davanti a se stesso. Non volevo rappresentare la vecchiaia in modo drammatico o miserabilistico. Ci sono già molti film, anche buoni, che l’hanno affrontata in questo modo.

La musica ha un ruolo centrale nei suoi film. Come lavora con questo mezzo?
Ho sempre avuto musicisti che suonavano dal vivo nei miei film. L'uso della musica al cinema è uno dei temi che più mi interessano come regista. In Technoboss ho voluto sperimentare qualcosa di diverso rispetto alla musica: il personaggio principale non doveva essere un cantante ma un direttore commerciale. Doveva cantare solo per se stesso, per piacere. Volevo mettere in scena questo lato molto personale e intimo della musica più della performance stessa. La musica doveva in qualche modo insegnarci qualcosa in più sul personaggio, senza tuttavia ostacolare la narrazione. Non si tratta di momenti sospesi come nei musical hollywoodiani degli anni '50, anche se mi piacciono molto quei film. Personalmente considero Vincente Minnelli come un grande regista, ma sento per i musical classici una sensazione di attrazione e repulsione allo stesso tempo. Abbiamo lavorato molto sulla musica per Technoboss. La musica doveva essere vista come una materia prima, fondamentale per la costruzione del film. Ho lavorato con due compositori musicalmente diversi. Abbiamo fatto (il mio co-sceneggiatore, i due compositori, l'arrangiatore ed io) due residenze nel 2015 e nel 2017. E’ stato un lavoro di gruppo, abbiamo scritto insieme in una specie di gioco di ping pong. Ci sono anche scene nel film che sono state proposte dai compositori. Ho dovuto inventarle per loro.

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(Tradotto dal francese)

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