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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

J.-P. Valkeapää • Regista di Dogs Don't Wear Pants

"Il BDSM non è solo lattice"

di 

- CANNES 2019: Cineuropa ha parlato con il regista vincitore del premio Jussi J.-P. Valkeapää del suo sorprendente terzo film, Dogs Don't Wear Pants, proiettato alla Quinzaine des Réalisateurs

J.-P. Valkeapää  • Regista di Dogs Don't Wear Pants

Il regista finlandese J.-P. Valkeapää, che abbiamo visto l’ultima volta accompagnare due giovani in fuga in They Have Escaped [+leggi anche:
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, porta al Festival di Cannes quel necessario divertimento unito a dolore con la sua terza pellicola, Dogs Don’t Wear Pants [+leggi anche:
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. Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs, racconta la storia di Juha (Pekka Strang), che, a seguito della tragica morte della moglie per annegamento, sviluppa un feticismo per la strangolamento e si indirizza verso la dominatrice Mona (Krista Kosonen), che si dimostra molto felice di aiutarlo. 

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Cineuropa: Una volta ha detto che il mondo del BDSM viene rappresentato di solito in un certo modo nei film ma che la sua realtà è molto diversa.
J.-P. Valkeapää: Ho visto solo qualche film che lo ritrae bene: Mistress di Barbet Schroedere Secretary con Maggie Gyllenhaal. La generale rappresentazione di quei personaggi alla, diciamo, Law&Order è qualcosa che può solo portare alla morte [ride]. È come il tabacco e l’alcol: fanno male alla salute. Io voglio evitare questo. Sapevo cosa si intendesse per gioco di ruolo, ma non sapevo niente di specifico. Così ho deciso di ingaggiare una dominatrice di professione per farmi dare dei consigli. Volevo capire cosa accadesse alle persone durante una sessione e dopo, perché il grosso accade nella propria testa. Quando sono andato a trovarla a casa sua, ho notato tutti questi uomini nel giardino, che lavorano e potavano i cespugli. E lei li comandava. Così ho chiesto: “Sono i tuoi schiavi?”. E lei mi ha risposto: “Ovviamente. Come potrei mai mantenere questo posto così in ordine?”. La banalità di tutta la situazione è stata una rivelazione per me. Il BDSM non è solo lattice.

Gli incontri che mostra sembrano veramente reali, sono caotici e molte cose spesso non finiscono bene. È per questo motivo che Juha è un chirurgo? Per far capire alle persone che conosce i limiti del suo corpo?
In realtà non li conosce! Mi piace la fisicità di quello che fa. Ha qualcosa a che fare con il BDSM, qualcosa in comune con la sua meccanicità e il suo estremo dolore. Penso che questo mondo sia un mezzo straordinario per approfondire le emozioni che sta provando e tutti gli stadi del lutto. Il nostro scopo non era di creare un personaggio sentimentale né tanto meno la figura del “vedovo santarellino”. C’è talmente tanta aggressività nel processo di lutto e Pekka mi ha raccontato di quanto lui lo volesse nudo e crudo.

L’ultima volta che ci siamo visti, ha citato Billy Wilder come fonte di ispirazione ma stando alla sinossi in sé, ha quasi le sembianze di una storia molto macabra. Eppure, avevo le lacrime agli occhi dalle risate!
Il copione è stato sviluppato molti anni fa e quando ho preso parte al progetto nel 2014, il produttore, Aleksi Bardy, mi ha dato questa idea di base: la moglie di un uomo muore annegata e quasi anche lui, nel tentativo di salvarla, pensando che sia ancora viva. In seguito, dieci anni dopo, riesce a vederla mentre sta soffocando. Mi piaceva l’idea che ci fossero due lati di questa storia: era piacevole e imbarazzante, perversa e sublime. Ma la sfida vera e propria era renderla credibile. Volevo che il pubblico si affezionasse a questi personaggi, capisse il motivo per cui egli decidesse di farlo e non si sconvolgesse troppo davanti alle scene BDSM. Continuavamo a ricevere rifiuti dalla Finnish Film Foundation, c’era ancora molto tempo, quando un giorno ho visto Manchester by the Sea. C’è questa lunga sequenza dove viene riprodotto “Adagio per Archi e Organo in Sol minore” e si scopre che i figli di questo uomo sono stati bruciati vivi mentre lui era fuori a comprare delle birre così ho pensato: “Non è giusto!”. Ho bisogno di più leggerezza. Così ho iniziato a lavorare a una miniserie con la scrittrice Kari Hotakainen e ci siamo divertiti così tanto a inserirvi le cose più ridicole. Penso che parte di quella gioia, si sia infiltrata nel film.

Il suo film sembra una commedia romantica. Eppure ci sono tanti cliché parodizzati, come marcare alcune scene di sesso con delle canzoni pop, per esempio.
Quando Juha prova ad andare a letto con un’altra donna, interpretata da Oona Airola, in realtà sentiamo proprio “Adagio” di Manchester by the Sea. Non puoi più realmente usarla per delle scene tragiche, il sesso è l’unica cosa che ti rimane [ride]. Certo, c’è un incontro carino, e il film è a conoscenza di queste convenzioni. Tuttavia il mio scopo non era provare a criticare il genere in toto.

(Tradotto dall'inglese da Carlotta Cutrale)

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