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CANNES 2019 Quinzaine des Réalisateurs

Paolo Moretti • Delegato generale, Quinzaine des Réalisateurs

"Film che non sono dei prodotti, ma visioni degli autori"

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- Paolo Moretti, il nuovo delegato generale della Quinzaine des Réalisateurs cannense, commenta le scelte della sua prima selezione

Paolo Moretti • Delegato generale, Quinzaine des Réalisateurs

Atteso con grande curiosità, Paolo Moretti, il nuovo delegato generale della Quinzaine des Réalisateurs cannense (la cui 51ma edizione si svolgerà dal 15 al 25 maggio nell’ambito del 72°Festival di Cannes) commenta la sua selezione 2019. 

Cineuropa: È il suo debutto come delegato generale della Quinzaine des Réalisateurs. La SRF le ha dato delle specifiche e con quale spirito vi si è appprocciato?
Paolo Moretti: Non ci sono specifiche particolari. La SRF voleva giusto che la Quinzaine continuasse a evolvere e a contribuire alla proposta complessiva del Festival di Cannes mantenendo la sua identità originale: portare qualcosa di nuovo e complementare, con la sfida di rinnovarsi sempre e di essere rilevante nello svolgere questo ruolo. 

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Perché presentare più lungometraggi (24 oltre alle proiezioni speciali) rispetto al passato recente?
Volevo approfittare della ricchezza della proposta di film che ci sono stati presentati. Quelli che ci piacciono sono sempre di più rispetto a quelli che riusciamo a programmare, ma ho provato, in linea con la missione della Quinzaine, a presentare il più ampio spettro possibile di creazione nel cinema contemporaneo. Non sono partito con l'idea di presentare più film, sono i film che si sono imposti. 

La sua selezione sembra a prima vista molto diversificata in termini di generi.
C'è la commedia, il film horror, il film di fantascienza politica, il documentario ancorato all’attualità con On va tout péter [+leggi anche:
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di Nicolas Pariser che esplora le dinamiche politiche, ecc.: tutto questo compone uno spettro estremamente ampio di scritture.

Sedici dei 24 lungometraggi della selezione sono film europei, provenienti da Francia, Scandinavia, Belgio, Svizzera, Austria, Lettonia.
È un piacere vedere che la creazione europea in tutta questa diversità è estremamente viva e vitale. Non è solo una questione quantitativa di produzione, perché penso che derivi anche da una sensibilità europea che sostiene progetti particolarmente rischiosi. È su questo terreno che la Quinzaine va naturalmente, quindi è davvero gratificante vedere che c'è una ricchezza di film che non sono dei prodotti, ma visioni di autori che, spero, riveleranno un potenziale commerciale. Perché la Quinzaine è proprio intesa per gettare un ponte tra impulsi visionari e la possibilità di esprimere un potenziale di mercato, nel cuore di un Festival di Cannes che è una piattaforma di prima classe.

Sedici cineasti sui 24 selezionati saranno per la prima volta in vetrina sulla Croisette. Ciò è legato a un desiderio a monte di rinnovare?
Non era un obiettivo. L'interesse che i film hanno suscitato e la loro modernità sono stati gli unici criteri in gioco. È solo alla fine che mi sono reso conto del fenomeno, ma è forse anche l'espressione di una sensibilità che corrisponde, secondo me, alla missione della Quinzaine. Cannes è il più grande festival al mondo e penso che per un regista, avere l'opportunità di presentarvi un film sia un momento molto forte. Quindi saremo molto felici di accompagnare questi debutti sulla Croisette, che darà un'accelerazione molto forte alle carriere e alle evoluzioni di questi cineasti. Non sono tutti giovani talenti come Lech Kowalski, che ha già uno status di regista di culto in tutto il mondo.

Come ha vissuto la concorrenza tra le diverse selezioni cannensi?
È normale. Non possiamo che rallegrarci del fatto che un film che ci interessa susciti anche altri interessi. Per me, non esiste una gerarchia tra le sezioni, ma varie possibilità. Se invitiamo un film, è perché può essere parte di un discorso che cerchiamo di proporre con la selezione, ma capisco anche molto bene che ci possano essere molti desideri intorno a un film. Che si ritrovi nell’Ufficiale, nella Semaine o nella Quinzaine non dovrebbe essere visto come una concorrenza o una competizione. Che alcuni film attendano la risposta dell’Ufficiale è abbastanza normale perché l'Ufficiale è sempre una macchina favolosa per la promozione di un film. Ed è normale riflettere sulla scelta della piattaforma dove presentare il proprio film. Il regista è ovviamente coinvolto, come il venditore, il distributore, il produttore, e ci sono diverse voci, diverse visioni, diverse percezioni di questa scelta. Si può pensare che un film sia più nello spirito della Quinzaine che in un altro, ma è difficile avere una ricetta, un'idea precisa perché dipende da molti fattori. Quello che posso fare è vedere un film, immaginarlo nella nostra selezione, invitarlo e aspettare. Se il film preferisce ad andare altrove, dobbiamo accettarlo perché siamo qui per servire i film. 

Con Wounds, avete l’unico film Netflix che sarà proiettato quest’anno sulla Croisette. Perché questa scelta?
Innanzitutto, eravamo sul film prima che diventasse Netflix. C'erano già negoziazioni e accordi con il produttore e il regista (che seguo dal suo precedente film). Quindici giorni prima della chiusura della selezione, il film è stato acquisito da Netflix mentre eravamo in discussione da quattro mesi con la squadra del film. Quindi è una specie di incidente. Ma più in generale, penso che vedere un film in una sala o su una piattaforma siano principalmente due esperienze diverse che non sono necessariamente nemiche. Sono dinamiche che non sono lontane da ciò che è accaduto con le videocassette o il DVD. Bisogna solo cercare una soluzione intelligente per non avere un impatto su un sistema estremamente strutturato come il sistema francese, e lì la discussione è aperta. Ma noi ci chiamiamo la Quinzaine des Réalisateurs e la nostra missione è difendere il lavoro dei registi. Dunque, nel frattempo, con tutta la voglia di partecipare a una discussione da cui spero emergano sviluppi positivi sulla presenza di Netflix, scegliamo di mostrare il lavoro dei registi perché è il cuore della missione della Quinzaine e non vogliamo che loro siano vittime di questa situazione. Mostriamo i film senza far finta di non vedere che c'è un problema. 

Su quali basi giudicherà se la sua prima edizione sarà un successo?
Spetterà al pubblico e ai professionisti giudicare e dire se si tratta di una Quinzaine interessante o meno. Ma come Quinzaine des Réalisateurs, il successo è creare incontri, una vita per i film presentati, stimolare movimenti ed evoluzioni dello sguardo. Vedremo se questa sfida sarà vinta.

(Tradotto dal francese)

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