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SAN SEBASTIAN 2018 Concorso

Isaki Lacuesta • Regista

“Lavorare e vivere con altre persone mi sembra meraviglioso”

di 

- SAN SEBASTIÁN 2018: Isaki Lacuesta torna nella sezione ufficiale della manifestazione basca con Entre dos aguas, una sorta di sequel del suo precedente film La leyenda del tiempo

Isaki Lacuesta  • Regista
(© Lorenzo Pascasio)

I bambini che erano protagonisti, nel 2006, di La leyenda del tiempo sono di nuovo al centro dello sguardo del regista di Girona Isaki Lacuesta nel suo nuovo film, Entre dos aguas [+leggi anche:
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intervista: Isaki Lacuesta
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, che ha partecipato alla sezione ufficiale del 66° Festival internazionale del cinema di San Sebastián. Il regista, che ha già vinto la Concha d’Oro sette anni fa con Los pasos dobles [+leggi anche:
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, riceve Cineuropa sulla terrazza dell'hotel María Cristina, dove sono ospitati i nomi più brillanti della competizione basca.

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Cineuropa: Cos'ha quel sud al quale torna con questo film?
Isaki Lacuesta:
Sono venuto a Cadice per la prima volta nel 2002 e sono rimasto affascinato da quel mondo che non conoscevo, che non era il mio. Come spettatore e come regista, mi piace al cinema scoprire luoghi e culture, perché la nostra predestinazione sociale è molto forte: siamo destinati a stare con persone che parlano, fanno sesso e si vestono come noi, e grazie al cinema scopri come spettatore, e poi come regista, che è possibile mettersi in altri panni, come se tu fossi un attore: penso che lavorare e vivere con gli altri sia meraviglioso. Quando abbiamo girato La leyenda del tiempo già immaginavamo che sarebbe stato un progetto a lungo termine: pensavo a film come quelli di Truffaut con Jean-Pierre Léaud. Questo ritratto del tempo è molto naturale al cinema: c’è anche in John Ford, nella cui filmografia vedi John Wayne invecchiare. Così abbiamo piantato dei semi: scene che ho girato pensando di tornarvi in futuro. Con Isra e Cheíto, all’epoca adolescenti, ho mantenuto l'amicizia e quando è trascorso abbastanza tempo ci siamo resi conto che c'erano forti elementi narrativi, tra due acque: la storia del trafficante e del militare, in quello che sono diventati da adulti. E sapendo che Isra sarebbe diventato padre, abbiamo deciso di girare la nascita di sua figlia Manuela: siamo stati diverse settimane in attesa che nascesse, con tutta la squadra trasferita a Cadice, per questo è stata la scena più costosa della mia vita.

Quindi, quanto c’è di finzione e di realtà nel film?
È un film di finzione: tutto è messo in scena e interpretato, sebbene ci siano fatti molto vicini alla loro vita o che sono accaduti a persone molto vicine. È finzione, ma in un codice molto realistico. Quando lo abbiamo fatto, abbiamo fatto in modo che quel codice trasmettesse allo spettatore la sensazione che fosse non scritto, non recitato, che non ci fossero le luci, che non ci fossero i figuranti e che le cose stessero accadendo davanti alla cinepresa: abbiamo lavorato molto duramente perché fosse così e lo abbiamo portato a un realismo estremo.

Ma girare in pellicola, e non in digitale, non ha reso difficile questa vicinanza?
Faceva parte del lavoro: La leyenda del tiempo lo abbiamo girato in digitale perché all’epoca non avremmo saputo farlo in un altro modo. E penso che il formato, inconsapevolmente, trasmetta allo spettatore il senso della temporalità. Il digitale non esisteva anni fa e la pellicola dà una trama più ambigua, per questo l'ho usata ora, perché dà la sensazione di una stagnazione vitale. Avendo imparato di più sul mestiere e su come gli attori sono più abituati alla macchina da presa, ho voluto girare in pellicola ora: quella trama senza tempo contrasta quando, per esempio, parlano al cellulare.

Come ha preparato i ragazzi in modo che potessero interpretare i protagonisti?
Il lavoro cominciò già in La leyenda del tiempo: quando facemmo il casting erano due ragazzi con una grande forza, ma recitavano molto male. Abbiamo imparato insieme in un lungo processo: per Isra e Cheito era il primo film e anche il team ha imparato quanto il cinema fosse importante. Tutto quell’apprendimento sta anche in questo nuovo film. Abbiamo fatto molte prove, ma non per sistemare la sceneggiatura, bensì per cambiare cose durante le riprese, se necessario, cercando il modo più naturale di recitare e di mettere in scena. Isra ha imparato anche alcuni aspetti tecnici su quel set, perché è curioso e molto laborioso: è un grande attore, ha il fisico giusto e dovrebbe lavorare di più nel cinema.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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