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Daan Bakker • Regista

"Volevo che il film descrivesse una condizione, piuttosto che una crescita"

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- Il regista olandese Daan Bakker ci parla del suo lungometraggio d’esordio, Quality Time, Samuel Beckett, umorismo nero e l'influenza del teatro sul suo lavoro

Daan Bakker  • Regista

Il regista olandese Daan Bakker ha presentato il suo primo lungometraggio, Quality Time [+leggi anche:
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intervista: Daan Bakker
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, all'inizio di quest'anno al Festival Internazionale del Cinema di Rotterdam, dove ha ottenuto il premio MovieZone. Quality Time è un film idiosincratico e articolato che ruota attorno al tema centrale dell'uomo contemporaneo in crisi, immortalato attraverso diversi stili, ma sempre con un tocco di umorismo nero e assurdità. Cineuropa ha avuto la possibilità di parlare con il regista in occasione dell’uscita nazionale del film, il 27 aprile, per September FilmM-Appeal gestisce le vendite internazionali.

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Cineuropa: Il suo primo film, Quality Time, nonostante sia costituito da cinque capitoli separati, si occupa del tema generale del maschio in crisi. Questo tema riflette l'attuale clima sociale universale?
Daan Bakker: Ho iniziato con una storia su un uomo, ma mentre andavo avanti, mi sentivo come se la sua storia mi stesse spingendo in una direzione che non mi piaceva. Ogni volta che lui faceva qualche progresso, io perdevo interesse. Ho capito che volevo che il film descrivesse una condizione, piuttosto che una crescita. Di conseguenza, il mio personaggio principale si è diviso in cinque uomini e ciascuno ha il proprio capitolo. Insieme, formano un ritratto di uno stato d'animo descritto da diverse angolature.

Perché ha scelto l'umorismo nero, o addirittura l’assurdo, per esplorare l'argomento?
Uso l'umorismo per mettere le cose in prospettiva per me e, di conseguenza, per il pubblico. Ho bisogno di ridicolizzare le cose che mi danno fastidio, come l'insicurezza, la depressione o l'ansia, per renderle meno potenti. Usare l'umorismo o l'assurdo non è stata una scelta, è che non posso immaginare questo film senza. La maggior parte delle idee del film nasce come un piccolo frammento o un’immagine che in qualche modo mi sembra divertente o intrigante. Un'idea apparentemente sciocca può essere importante perché è spesso collegata a qualcosa di più significativo - un po'come un bastone da rabdomante che ti mostra dove scavare.

In che misura il suo background e l'esperienza in teatro hanno influito nella realizzazione di questo film?
Il teatro mi ha ispirato in molti modi. Samuel Beckett in primis, mi ha molto influenzato quando avevo circa vent’anni. All’inizio trovavo incomprensibile la maggior parte di ciò che aveva scritto. Ma quando ho visto le sue opere rappresentate a teatro, hanno preso vita, trascendendo la storia e la psicologia, rivelando la condizione umana. Come Beckett, sono convinto che il mondo sia caratterizzato dall’assurdo. Beckett ha collegato la sua triste prospettiva sull'esistenza umana alla rappresentazione scenica minimalista, cosa che mi ha affascinato molto. Il teatro, più che i film, mi ha mostrato il potere dell'astrazione. Un'altra importante scoperta è stata il lavoro con le maschere, le marionette e il teatro d’oggetti, che invitano il pubblico a proiettare la propria umanità sui personaggi, facendoli vivere. Cerco di utilizzare questi elementi nel film. L'obiettivo è quello di creare un'esperienza collaborando attivamente con l'immaginazione dello spettatore, piuttosto che illustrare visivamente una storia.

Le cinque storie variano in forma, stile e genere. Quali ricerche ha svolto rispetto a queste varietà stilistiche, formali e di genere?
Credo che la forma e la sostanza siano inseparabili, e queste storie si presentano accompagnate da idee specifiche sulla loro forma. Non sono state fatte molte ricerche, perché le idee sono venute intuitivamente. Naturalmente ho discusso dettagliatamente le specifiche della realizzazione con la mia squadra. La variazione degli stili diventa la forma del film nel complesso, abbiamo quindi parlato di come creare equilibrio, garantire un sentimento distinto a ogni capitolo e minimizzare la sovrapposizione stilistica.

Che cosa ha ispirato il capitolo che richiama i videogiochi, con il dialogo che compare sullo schermo anziché essere parlato?
Quando entri in questo mondo, sei di fronte a una moltitudine di regole, codici e aspettative; c'è un'efficiente infrastruttura e un'idea di base di quale dovrebbe essere la tua traiettoria. Quindi è un po’come entrare in un videogioco. Il mio film mostra persone che hanno difficoltà a controllare questo gioco. Per quanto riguarda l'uso dei testi, l'idea è venuta principalmente guardando immagini gif. Mi è sembrato interessante che molte scene in versione gif fossero più efficaci dei video originali con i suoni: sostituire il suono con un dialogo scritto mi ha colpito come idea da poter usare per il film. È qualcosa che attiva la tua immaginazione, mentre senti le voci nella tua mente.

Quale delle cinque parti è stata la più difficile da realizzare?
La seconda - Stefaan. Avevo fatto alcuni grandi cambiamenti nel copione poco prima delle riprese e il team era preoccupato. Durante il montaggio, abbiamo dovuto lavorare molto su questo capitolo per ottenere il giusto equilibrio.

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(Tradotto dall'inglese)

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