email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

Michel Blanc • Regista

Quando basta il volo d'una farfalla

di 

- Arriva anche in Italia il nuovo film di Michel Blanc, Baciate chi vi pare. Ispirato dal romanzo di Joseph Connoly, il regista francese realizza una storia corale dal sapore agrodolce

Michel Blanc • Regista

Dopo aver raccolto oltre 6 milioni di euro in sole due settimane di programmazione in Patria, arriva in Italia l’ultimo film di Michel Blanc, Baciate chi vi pare. Il regista francese si ispira al romanzo di Joseph Connoly, “Summer thing” per raccontare l’avventura della coppia e anche dell’amore. Una storia in fondo drammatica che però si traveste abilmente da commedia, attraverso un gioco di imprevisti e irrazionalità, umorismo e cinismo.
In una girandola di incontri, equivoci, passioni e delusioni, una banale vacanza al mare porterà inesorabili e devastanti cambiamenti nelle vite dei protagonisti, riconducendoli poi a un nuovo punto dal quale ripartire, forse, con più lucidità: Elizabeth (Charlotte Rampling) e Bertrand (Jacques Dutronc) coppia ricca e borghese; Véronique (Karin Viard) e Jérome (Denis Podalydes) ridotti da tempo sul lastrico ma incapaci di ammetterlo agli altri e a se stessi; la bellissima Lulu (Carole Bouquet) e il marito Jean-Pierre (Michel Blanc) redattore di un giornale, geloso fino al parossismo; e poi Maxime (Vincent Elbaz) “dongiovanni” professionista, sposato con due bambini, in vacanza da solo per soddisfare l’ossessivo bisogno fisico di possedere il maggior numero di donne; e Julie (Clotilde Courau) madre single alla disperata ricerca di un uomo dal quale farsi amare.
In Italia per presentare il film che uscirà nelle sale il 31 ottobre, Michel Blanc ci ha parlato della sua divertente “indagine” .

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Contrariamente al solito questa volta si ispira a un romanzo…
“Mi è piaciuto soprattutto il mélange di commedia classica e Vaudeville che l’autore utilizza per raccontare una storia in fondo abbastanza drammatica. Nonostante i toni utilizzati, i personaggi del libro erano invece molto profondi con molte più ragioni per piangere che per ridere”.

Ultimamente sembrano arrivare dalla Francia molti film in cui la storia si sviluppa nella coralità. Una vera tendenza o un caso?
“Non so se si può parlare di tendenza. E’ vero che in Francia si è smesso di fare dei film cosiddetti ‘d’autore’ in cui i personaggi, di solito due, si guardano negli occhi e riflettono sul senso della vita. Ed è sicuramente meglio che le cose siano cambiate. Per quanto mi riguarda ho scelto il romanzo di Connoly per la sua struttura e non per la coralità. Tra l’altro questa mi ha imposto in seguito una più complessa ricerca di interpreti di un certo calibro, ponendomi seri problemi anche in corso di scrittura della sceneggiatura”.

Significa che ha portato delle modifiche rispetto al libro?
“Si, assolutamente. Oltre ai dialoghi che ho riscritto quasi interamente ho lavorato molto anche sui personaggi che nel romanzo non erano sviluppati allo stesso modo, mentre io li volevo tutti allo stesso livello di complessità. Ho rielaborato quello di Maxime per esempio, il dongiovanni. Nel libro era un tipo piuttosto 'primitivo', mosso dai suoi istinti. L’ho trasformato in un compulsivo, prigioniero di se stesso e di questa necessità che è più una malattia”.

Parlando ancora dei personaggi, sembrano tutti trovarsi in un momento di crisi della propria vita, non solo di coppia ma anche personale…
“Si. Ognuno di loro si ritrova a dover affrontare uno strappo nell’equilibrio, pur instabile, della propria vita. E’ come per la teoria del Caos, basta un volo di farfalla per travolgere tutto e quando accade nulla riesce più ad essere nascosto dalla menzogna”.

Resta il fatto che a questo volo di farfalla è proprio la coppia a farne le spese…

“Se ne parla spesso della crisi della coppia, del fatto che non si è più capaci di vivere insieme ma credo che dipenda dal fatto che ci si illude della facilità. Si pensa che basta volerlo e la coppia è lì, formata e cristallizzata per sempre. Ma non funziona così. Bisogna lavorarci sopra, notte e giorno. Parlando, discutendo e non preferendo mai le bugie alle verità del confronto”.

Lei interpreta il marito di Lulù, Carole Bouquet, un uomo geloso fino al parossismo. Anche nella vita lei è un marito geloso?
“Non sono geloso della bellezza o del successo di altri, mi accontento di quello che sono. Ma sono un uomo geloso sentimentalmente. Senza arrivare alle follie cui arriva il mio personaggio, ammetto di aver provato anche io quel senso di angoscia e di ansia proprio della paura di perdere l’amato bene”.

L’ultima frase del film pronunciata da Bertrand (Jacques Dutronc) riassume tutto il film, quasi un monito …
“Si, è una delle due o tre frasi del romanzo che ho voluto conservare proprio per questo motivo: non solo definisce perfettamente il personaggio ma anche e soprattutto raccoglie in quelle poche parole il significato di tutto. Non credo ci sia bisogno d’aggiungere altro dopo: 'La vita è strana …ti strappa il cuore… ma se la attraversi zigzagando può essere divertente'.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy