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Álvaro Alonso

Producer on the Move 2010 - Spagna

di 

Álvaro Alonso

Era iscritto ad una facoltà di ingegneria dei Paesi Baschi, dov’è nato. E una quindicina di anni fa, nulla avrebbe fatto presagire che un giorno Álvaro Alonso sarebbe stato nominato Producer on the Move 2010 per la Spagna, grazie alla sua carriera come produttore cinematografico a capo di una compagnia con sede a Siviglia, specializzata in Andalusia e con un nome tanto forte e spagnolo come Jaleo Films. Durante la 13ª edizione del Festival del Cinema Spagnolo di Málaga

, Cineuropa ha avuto l’opportunità di parlare con lui della sua carriera, delle sue produzioni e delle sue aspettative future. “Una volta terminati gli studi [nel 1991], decidemmo di fondare una società con quattro amici di università, pensando che in due anni saremmo stati in grado di fare film. Ce ne vollero dieci per fare il primo”. Nel 2000, Alonso fondó la Jaleo Films con Antonio Lobo, che aveva conosciuto durante il master in gestione audiovisuale Mega della Media Business School. La sua crescita professionale è stata graduale: “In questi dieci anni abbiamo fatto molto, tra produzioni nostre, coproduzioni e cortometraggi. Siamo cresciuti poco a poco”.

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“All’inizio, la nostra scommessa era lo sviluppo e lo tenevamo bene a mente. Quindi bisognava investire tempo, denaro e risorse.” In breve, Jaleo aprì una nuova linea: “Coproduzioni di progetti non elaborati da noi ma che riguardino l’Andalusia, sia per le ambientazioni che per i temi”. È andata in questo modo per diversi anni, finchè Alonso ha deciso di fare “un passo in avanti nelle coproduzioni internazionali. Vogliamo passare ad altre in cui sia possibile incorporare in qualche modo l’Andalusia, nonostante non sia l’elemento di base del progetto. Un film che potrebbe essere girato a Lisbona, per esempio, e che, con la nostra partecipazione, verrebbe portato a Siviglia”.

“Credo nei generi. La nostra esperienza ci dice che è meglio puntare su film molto ben definiti. La mescolanza di generi è molto interessante e in questo senso Déjame entrar è stato una rivelazione. Va bene mischiare, ma devono essere molto definiti. Il copione non può iniziare in un modo e finire in un altro”, spiega Alonso, precisando che “le nostre produzioni spagnole sono un po’ più incentrate sulla commedia, mentre in ambito internazionale si tende più per la commedia e il thriller”.

“La nostra è una professione che non si esercita per denaro, ma per il piacere di fare cinema. Personalmente, ciò che più mi piace è il processo di sviluppo, la parte in cui si definisce veramente quello che è il film. Quando il copione è già più o meno impostato ed inizi a parlare dell’equipe di tecnici e del cast artistico”. Nonostante si conoscano le implicazioni relative ai costi che presuppone il cinema, poiché “c’è il denaro pubblico e quello delle televisioni e chi ce lo ha messo merita una ricompensa”, Alonso sottolinea che “il piacere è nel rischio. E può trattarsi di una commedia per un pubblico più maturo o di un film sperimentale con due personaggi che passeggiano per la campagna senza dire una parola”.

Il futuro si presenta più roseo che mai per la Jaleo Films, che conta su quattro film terminati che stanno per essere lanciati - Carne de neón, secondo lungometraggio di Paco Cabezas, Mapas, di Miguel A. Calvo Buttini, Siempre hay tiempo, di Ana Rosa Diego, e La joven de las naranjas, di Eva Dahr -, come anche diversi progetti in diverse fasi di sviluppo - il western ambientato in Africa Kënu; i nuovi progetti di Paco Baños e Chema Rodríguez; A Meeting in Seville, una commedia scritta da Paul Mendelsson; l’adattamento del libro Entre limones, di Chris Stewart, e Lovin' Sherley, di Chiqui Carabante.

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