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"La cosa più importante è innamorarsi di una storia e del suo universo"

Rapporto industria: Documentario

Roberto Cavallini • Produttore, Altrove Films

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Intervista a Roberto Cavallini, produttore per la società italiana Altrove Films e selezionato per il programma Emerging Producers 2020

Roberto Cavallini • Produttore, Altrove Films

Intervista a Roberto Cavallini, produttore per la compagnia italiana Altrove Films e selezionato per il programma Emerging Producers 2020.

Perché produce documentari? Vede il film documentario come uno strumento di cambiamento sociale e politico?
Roberto Cavallini:
Produco documentari perché sono una forma di cinema in grado di forgiare la realtà in modo fantasioso, fornendo una prospettiva del nostro mondo che di solito è più strano della finzione. Non concepisco i documentari come strumenti ma come forme di immaginazione artistica (e politica). Tuttavia, la scelta di produrre un certo tipo di storie sotto forma di film può basarsi su un ampio spettro di possibilità e ostacoli, sull'esperienza del produttore, sull'accessibilità a fondi, risorse e, soprattutto, opportunità di distribuzione. La cosa più importante però è innamorarsi di una storia e del suo universo, rimanendo vicini al team creativo; e, come richiede ogni relazione d'amore, essere in grado di evolversi e cambiare di conseguenza a come la storia cresce, insieme a tutte le persone coinvolte. Penso di produrre documentari anche perché non sono mai prevedibili come la finzione e mi danno la possibilità di scoprire frammenti del mondo in cui viviamo, sempre con curiosità e rispetto verso coloro che incontriamo, talvolta arricchendo la mia vita oltre ogni aspettativa.

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Quali qualità deve avere un produttore di documentari al giorno d’oggi?
Un produttore (di documentari) deve essere creativo, multitasking, onesto e paziente. E deve anche essere in grado di ballare un po'! Mi piace pensare che il rapporto con il regista o la troupe e con i protagonisti sia al centro del film stesso, soprattutto nelle piccole produzioni indipendenti. Un'altra abilità è quella di riuscire a posizionare il documentario e modellarne la presentazione in relazione a tutti i possibili finanziatori e partner: è cruciale per l'avanzamento del progetto, ed è anche un gran lavoro! Infine, una delle qualità più importanti deve essere sempre quella di essere gentile con chiunque si trovi di fronte a te e rispettare il lavoro di tutti: ciò che va, torna indietro!

Quale pensa sia il futuro della distribuzione di film documentari?
Anche se può sembrare contraddittorio, ritengo che il futuro della distribuzione di documentari sia sia in sala che in digitale: abbiamo ancora bisogno che il cinema sia vissuto collettivamente, ma abbiamo anche bisogno della flessibilità del mondo digitale per raggiungere quanti più spettatori possibile, a livello globale. La distribuzione, per i produttori indipendenti, è ancora una questione complicata: magari lavori da 3/4 anni su un progetto, facendo pitch, presentando il film ai mercati, e il feedback, per non parlare delle entrate, è ancora ridicolo. Se un produttore dovesse basare la decisione di avviare un progetto basandosi sulla risposta iniziale dei distributori, non dovremmo nemmeno accendere il laptop. Oppure lavoreremmo solo sui progetti commissionati che si adattano agli slot TV o alle richieste delle emittenti televisive: questa non è una brutta cosa, ma ovviamente omogeneizza ulteriormente il mercato. Esistono buone opportunità derivanti dal mercato digitale ma, almeno in Italia, c'è ancora la necessità di interagire con una vera rete di distributori in sala e renderli consapevoli che i documentari hanno un pubblico che non può essere limitato ai festival.

Quali progetti ha in cantiere (anche nell'area fiction e altro)?
Attualmente siamo in fase di montaggio con Out of Frame (L'Incorreggibile), documentario d'esordio di Manuel Coser che racconta la storia di Alberto, un uomo che ha trascorso 48 anni della sua vita nelle carceri italiane. Siamo in produzione con My Upside Down World, un documentario di Elena Goatelli, un ritratto della tre volte campionessa mondiale di arrampicata su ghiaccio Angelika Rainer. Stiamo anche entrando in produzione con il documentario Wu Ming and the Art of Radical Resistance, doc di debutto di Armin Ferrari, su un collettivo di scrittori e attivisti che ha plasmato la vita culturale e politica italiana degli ultimi 25 anni. Sto anche entrando pian piano nel mondo della finzione, nei primi sviluppi come sceneggiatore/produttore di una miniserie televisiva horror antologica ambientata in Sud Tirolo (Italia) e come produttore di un film fantasy dark per giovani adulti scritto e diretto da Maximilien Dejoie, una coproduzione tra Italia e Lituania.

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Emerging Producers è un progetto educativo e promozionale che riunisce talentuosi produttori europei di documentari. Il programma è organizzato e curato dal Ji.hlava International Documentary Film Festival.

La scadenza per presentare la propria candidatura all’edizione del 2021 di Emerging Producers è il 15 marzo 2020.

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(Tradotto dall'inglese)

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