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Recensione: Broken

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- Edmond Budina torna sei anni dopo Balkan Bazar con un ritratto impietoso dell’Albania di oggi, devastata da corruzione politica, inquinamento ambientale e perdita di legami affettivi

Recensione: Broken

Dalla dittatura al liberismo più sfrenato, l’Albania ha subito negli ultimi vent’anni una trasformazione radicale che l’ha portata a una perdita progressiva di valori e della propria identità: un paese irriconoscibile per chi appartiene alle vecchie generazioni, dominato da una feroce corruzione e da uno sfaldamento dei legami affettivi. E’ questo che racconta in modo drammatico Broken, il nuovo lungometraggio di Edmond Budina, presentato come evento speciale al 19° Festival del cinema europeo di Lecce. Girato in appena tre settimane e mezzo tra l’Italia, l’Albania e la Macedonia, il terzo film del regista albanese, residente da molti anni in Italia, è un grido di allarme sullo stato di un paese allo sbando, dove i politici pensano solo ai propri profitti, i lavoratori non hanno diritti e l’ambiente è avvelenato dai rifiuti tossici. 

Le due Albanie, la vecchia e la nuova, sono qui incarnate da un padre e un figlio: il sessantenne Jani, interpretato dallo stesso Budina, e Andi, incarnato da Laert Vasili. Uscito di prigione dopo una pena (forse ingiusta) scontata in Italia, ad Ancona, Jani prende il traghetto e fa ritorno al suo paese d’origine, l’Albania, dopo tanti anni. Una volta a Tirana, il disorientamento è totale. Sua moglie è morta, la sua casa è stata venduta, e suo figlio, che non lo ha mai cercato durante gli anni di carcere, è diventato nel frattempo un politico influente, totalmente anaffettivo. A Jani non rimane che l’amico Marko (Nikolla Llambro). Dopo aver rifiutato la “carità” di Andi, che gli mette sbrigativamente in mano le chiavi di una casa e i soldi per mangiare (basta che questo padre ex galeotto non gli crei problemi d’immagine), Jani decide di lasciare la città e di tornare nel suo villaggio natale, accompagnato da Marko. Quello che troverà lì non sarà tanto meglio: una terra in completa rovina, piena di discariche a cielo aperto e dove i bambini sono costretti a respirare veleno.

“In Albania non si parla quasi mai dei problemi del paese. Con questo film, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di alzare la voce”, afferma Budina, che oltre ad essere regista e attore, è stato cofondatore del Partito Democratico albanese (“il nostro sogno era abbattere la dittatura e creare un mondo democratico e bello, dove tutti potessero essere felici”, ricorda). Uno dei momenti più amari del film è proprio quando Jani, determinato a denunciare gli illeciti che si compiono nel suo villaggio, incontra un gruppo di giornalisti che prima fanno finta di ascoltarlo e poi lo deridono senza pietà. Jani è da solo nella sua lotta contro l’immoralità dei suoi vecchi amici e contro suo figlio stesso, che di quella discarica abusiva è il principale responsabile. Un quadro, quello ritratto da Budina, in cui non c’è nulla di consolatorio, senza speranza, alleviato ogni tanto dall’ironia con cui guarda a un gruppo di anziani signori che si sollazzano con qualche casto spogliarello, messo in atto da Gladiola Harizaj, che nel film incarna una madre single, dal passato oscuro, che Jani accoglie nel suo rudere. Un dramma intenso, girato tutto con luce naturale ("una scelta etica"), impreziosito dalle sue efficaci interpretazioni – dolente quella di Budina, glaciale quella di Vasili – e da inquadrature che cercano di non essere mai banali.  

Broken è una coproduzione Albania/Italia/Macedonia di A.B.Film, Revolver e KTFilm&Media, con il supporto dei ministeri culturali dei tre paesi. Il film, che ha già avuto la sua prima a Tirana, sarà nelle sale italiane a maggio.

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