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LOCARNO 2018 Concorso

Recensione: Yara

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- LOCARNO 2018: Il Festival di Locarno ha ospitato l’anteprima mondiale del nuovo film dell’iracheno Abbas Fahdel, che trae ispirazione da Buñuel e Bresson

Recensione: Yara
Michelle Wehbe ed Elias Freifer in Yara

Dopo aver realizzato lo straordinario documentario Homeland (Iraq Year Zero), vincitore del premio al Miglior Film al festival Visions du Réel, il cineasta Abbas Fahdel presenta il suo nuovo lavoro, Yara [+leggi anche:
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, in concorso al Festival di Locarno.

Prendendo ispirazione da Violenza su una giovane di Luis Buñuel, ma anche da Au Hazard Balthazar e Mouchette di Robert Bresson, Fahdel ha elaborato una sceneggiatura che racconta un amore tra due ragazzi, che sboccia nella campagna francese. Per ragioni economiche, però, la storia d’amore tra Yara (Michelle Wehbe) e Elias (Elias Freifer) è stata ricollocata in un altro continente. Secondo il regista stesso, il nuovo background ha cambiato completamente la direzione della storia, alterando l’atmosfera francese con cui Fahdel voleva pervadere il suo futuro film. Malgrado ciò, nonostante la storia si snodi in un remoto villaggio libanese, Yara rimane fedele ai suoi modelli, e riesce così ad instaurare un dialogo segreto con Buñuel e Bresson.

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Per il suo quinto lavoro, Fahdel rende evidente il suo intento di rifiutare l’ordinaria separazione tra fiction e documentario. In questo contesto, il regista di We Iraqis cattura ed esplora in profondità la vita quotidiana di persone che vivono in villaggi montani, tagliate fuori dal mondo, la coesistenza di religioni diverse in uno stesso Paese e l’emigrazione dei giovani libanesi il più lontano possibile dal Medio Oriente, per ragioni politiche o economiche. L’analisi di queste tematiche si sovrappone alla nascita di una storia d’amore estiva tra una ragazza di campagna e uno straniero, che capita nel villaggio dopo essersi perso durante un’escursione. 

I film di Abbas Fahdel sono delle rappresentazioni eccezionali delle regioni in cui sono ambientati: immortalano la pura autenticità dell’ambiente scelto dal regista, ma anche la vita quotidiana delle persone che ci vivono. In Yara, ancora una volta assistiamo ad una forma di attaccamento ad un luogo, e all’andirivieni continuo degli individui al suo interno, a tenerlo in custodia. Fahdel non interferisce con il flusso naturale del contesto per adattarlo al suo film; anzi, la sua presenza passa inosservata: il suo obiettivo è evitare di intaccare o interferire con l’ambiente intorno, ad ogni costo. La sua camera è uno strumento specializzato nello svelare le verità nascoste in realtà remote, e nei volti dei loro abitanti.

Yara è stato prodotto da Abbas Fahdel e Nour Ballouk.

(Tradotto dallo spagnolo)

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