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FILM Francia

Recensione: L’Empire de la perfection

di 

- Julien Faraut firma un documentario affascinante sul mondo del tennis, l’arte del movimento e il funzionamento interno del gioco, con protagonista l’iconico John McEnroe

Recensione: L’Empire de la perfection

"Non stiamo guardando l’ennesimo film sul tennis, né un film su John McEnroe, siamo cameramen di un film in corso d’opera". Oggi, in epoca di eventi globalizzati ripresi da mille telecamere e altre lenti di ingrandimento, chi oserebbe ancora credere a un possibile sguardo cinematografico originale su uno sport o un campione ultra mediatico? A loro modo, Douglas Gordon e Philippe Parreno avevano tentato l’innesto dell’arte contemporanea nel pallone con Zidane, un portrait du 21e siècle (presentato fuori concorso a Cannes nel 2006), ma nulla può davvero paragonarsi al sorprendente documentario L’Empire de la perfection [+leggi anche:
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di Julien Faraut, presentato al Forum della Berlinale 2018 (vincitore del Premio dei lettori di Tagesspiegel per il miglior film) e lanciato questa settimana nei cinema francesi da UFO Distribution.

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Nato dalla scoperta presso l'INSEP (Istituto nazionale dello sport, dell’expertise e della performance) di filmati inediti su John McEnroe (allora numero 1 nel suo sport) durante il torneo di Roland-Garros 1984, il film segue le orme di Gil de Kermadec, all’epoca incaricato dalla sua Federazione di raccogliere immagini destinate all'insegnamento del tennis. Una missione che lo aveva portato a girare rigidi e noiosi filmati didattici che studiavano dal vivo i movimenti dei campioni. Un viaggio che ha condotto il suo operatore, la sua rumorosa Arriflex 16 mn e il suo enorme microfono ai margini del campo centrale, a due passi dalla sedia esplosiva di John McEnroe per riprese focalizzate esclusivamente sulla star americana del tennis.

"Non vediamo i due giocatori, non vediamo gli scambi, abbiamo l'impressione che giochi contro se stesso". È a una decifrazione ipnotica della tecnica (attraverso la scomposizione del movimento) e alla personalità del campione che si dedica L’Empire de la perfection. Un'analisi approfondita alla ricerca di ciò che gli occhi non possono vedere, che rimanda al famoso critico cinematografico Serge Daney secondo il quale "la terra battuta crea finzione perché il tennis si basa su un conto alla rovescia relativo, sulla capacità dei giocatori di creare il tempo per vincere". Un gioco al quale John McEnroe si è dedicato anima e corpo ("l'ostilità è la sua droga, ma attenzione, è un trucco!"), con la sua sensibilità fuori dal comune (in particolare alla presenza di telecamere) accompagnata da esplosioni esagerate ed eccezionalmente illogiche nel rendimento sportivo. Uno straordinario perfezionismo che ha trovato la sua acme drammaturgica il 10 giugno 1984 nella finale del Roland Garros contro Ivan Lendl, un favoloso duello diventato leggendario e degno dei migliori western.

Mix seducente di trattato tennistico e psicologia sportiva in azione, L’Empire de la perfection è un documentario atipico che si libera dal convenzionale ricorso agli archivi per creare un viaggio narrativo molto personale (con Mathieu Amalric che presta la sua voce alla versione francese), spesso imprevedibile e sempre emozionante, sia visivamente (per la varietà dei procedimenti) che a livello di commento (molto stimolante) e musicale (composta da Zone libre).

Prodotto da UFO Production, L’Empire de la perfection è venduto da Film Constellation (la filiale britannica di Playtime).

(Tradotto dal francese)

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