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KARLOVY VARY 2018 East of the West

Recensione: Blossom Valley

di 

- KARLOVY VARY 2018: Il regista esordiente László Csuja fa un uso impressionante di un cast non professionale per raccontare la storia di due giovani che hanno una relazione ambigua

Recensione: Blossom Valley
Bianka Berényi in Blossom Valley

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del regista esordiente ungherese László Csuja schiera un cast non professionale e una troupe emergente, ed è stato sviluppato nell’ambito del programma Incubator dell’Hungarian National Film Fund, creato per incoraggiare i giovani registi a realizzare i loro primi lungometraggi attraverso un semplice schema a basso budget. Tutto questo lo rende perfetto per la sezione East of the West di Karlovy Vary, dove è stato presentato in anteprima mondiale.

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Laci (László Réti, nella vita reale un campione di pattinaggio in linea alle Special Olympics) è un giovane minorato mentale che lavora nelle costruzioni con suo zio. Ma lo zio preferisce tenerlo nell'alloggio degli operai, perché per lui è più semplice ed economico. Bianka (la celebrità di Instagram, cantante e modella Bianka Berényi) è invece una giovane senzatetto con numerosi amici ed ex fidanzati cui fa visita senza preavviso, chiedendo soldi o un posto dove sbattere la testa.

Bianka non ha remore a introdursi nei cortili degli estranei e a immergersi nelle loro piscine, o a entrare in un bar in pieno giorno, alzare il volume dello stereo e danzare selvaggiamente davanti ai clienti. Quindi non è una grande sorpresa quando rapisce un bambino incustodito in un parco, che poi diventa, per tutti i suoi scopi pratici, il suo bambino, o comunque lo presenta come tale agli altri.

Quando Bianka e Laci si incontrano accidentalmente, lui invita subito sia lei che il bambino a stare nella sua stanza nell’alloggio degli operai, fingendo di essere una coppia con un bambino. Dato che non possono restare lì per più di una notte, cercano di convincere lo zio di Laci a lasciarli dormire in una roulotte nel suo cortile, ma lui non ne vuole sapere, anche se crede alla storia che il bambino sia di Laci. Così Laci si appropria di un caravan rubato ad alcuni criminali, e i tre partono per un viaggio senza un obiettivo chiaro.

Mentre i personaggi come quello di Bianka sembrano spesso irrealistici, percepiti come strani per il solo gusto della stranezza, e fastidiosi per la loro mancanza di empatia, la protagonista di Blossom Valley può piacere. La sua libertà appare rinfrescante, forse perché l'attrice non professionista è naturale ed espressiva senza nascondere un visibile bisogno di impressionare. Laci, dal canto suo, irradia innocenza e gentilezza, quindi la sua accettazione di Bianka così com'è, incluso il bambino, è abbastanza plausibile.

La relazione tra i due è piuttosto ambigua. E’ amore o semplicemente compagnia? I due dormono nello stesso letto e si tengono per mano, ma nel film non ci sono scene di sesso. Considerati i loro profili psicologici, forse non lo sanno nemmeno loro – e con il tema della libertà che permea il film, forse classificare il loro rapporto non è poi così importante.

Questo spirito si riflette anche nei contributi tecnici, specialmente nella fluida fotografia ad opera di Gergely Vass, anche lui esordiente in un lungometraggio. Il ritmo del film è dinamico, ma il ritmo non è troppo veloce, grazie al lavoro del montatore debuttante Attila Csabai, che si è fatto le ossa come assistente al montaggio nei film di Kornel Mundruczo.

Blossom Valley è prodotto dall’ungherese FocusFox e i diritti internazionali sono dell’Hungarian National Film Fund.

(Tradotto dall'inglese)

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