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ANNECY 2018

Recensione: The Tower

di 

- Il primo lungometraggio del norvegese Mats Grorud racconta con intelligenza e tenerezza la storia di una famiglia in un campo profughi palestinesi in Libano

Recensione: The Tower

"Al-Nakb", detta anche "La catastrofe". Quando il 15 maggio 1948 fu fondato lo Stato d’Israele, due terzi della popolazione palestinese venne cacciata dalle proprie case ancestrali, un evento ancora attuale settant’anni dopo, dal momento che alcuni campi profughi nati a quell’epoca esistono ancora. Quello di Bourj el Barajneh, a Beirut, in Libano, ha ispirato al norvegese Mats Grorud la trama di The Tower [+leggi anche:
trailer
intervista: Mats Grorud
scheda film
]
, presentato in prima mondiale fuori concorso al 42° Festival internazionale del film d’animazione di Annecy. Un contesto storico e geopolitico legato al conflitto che da decenni avvelena la vita quotidiana in Medio Oriente, che fa ovviamente del primo lungometraggio del regista un’opera a tesi, ma che l’autore ha saputo trattare con sufficiente delicatezza e umanità per evitare il peso della propaganda di guerra, preferendo intrecciare un filo emotivo che collega le generazioni e sottolineare il valore della trasmissione.

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A 11 anni, Wardi è una ragazzina come le altre, abituata al suo ambiente, un groviglio di edifici fatiscenti in mezzo al quale serpeggiano le strade punteggiate di cavi elettrici tirati in tutte le direzioni. Ma all'improvviso prende coscienza della precarietà della vita poiché Sidi, il suo amato bisnonno, ha un cuore sempre più stanco e decide di darle una chiave che portava al collo ("abbine cura per me"). Un passaggio di testimone che alcuni vicini vedono come una perdita di speranza e che spinge Wardi a porre domande ai membri della sua famiglia. Un'indagine al contempo ingenua e ostinata che le permetterà di conoscere il passato, di capire dove e quali sono le sue radici, e di chiarire i comportamenti del presente che oscillano tra la persistenza del sogno del ritorno (grazie alla forza d’animo o alla scelta delle armi) e la disperazione dei condannati all'esilio e alla povertà a vita. Tutte scoperte che Wardi fa salendo i piani di un edificio a forma di torre costruita caoticamente dalle quattro generazioni consecutive di rifugiati del campo.

Dalla genesi dell'esodo nel 1948 in Galilea, quando le operazioni militari israeliane costringono Sidi a fuggire con suo padre (che conserva preziosamente la chiave della piccola casa di famiglia e i semi per ripiantare gli alberi), passando per l'installazione a Bourj el Barajneh in un accampamento che durerà per anni prima di trasformarsi in una sorta di baraccopoli, poi un quartiere costruito nell'anarchia, fino ai tentativi di rivolta armata che saranno repressi nel 1982 e 1986, The Tower è un'appassionante lezione di storia, a senso unico, certo, ma che pone con grande acume la questione della condizione crudele di questi eterni rifugiati. Un tema che il film analizza con abilità a colpi di flashback e con qualche immagine d’archivio (la sceneggiatura è opera del regista con Trygve Allister Diesen e Ståle Stein Berg), mantenendo in modo intelligente la sua rotta focalizzata sul rapporto affettivo tra Wardi e Sidi. Un approccio confezionato in un'animazione controllata ed espressiva che associa pupazzi e 2D, e consente di proporre un tema particolarmente adulto, almeno sulla carta, a un pubblico di bambini (l'età della protagonista), un'impresa di per sé piuttosto notevole, e che veicola, al di là della partigianeria politica, forti valori umanistici ("qualunque sia la profondità del buio, cerca sempre di trovare il più piccolo raggio di luce").

Prodotto dai norvegesi di Tenk-tv con la società francese Les Contes Modernes e la struttura svedese Cinenic FilmThe Tower è venduto nel mondo da Jour2Fête.

(Tradotto dal francese)

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