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CANNES 2018 Concorso

Recensione: Dogman

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- CANNES 2018: Ispirato a una storia di cronaca nera di periferia, il nuovo film di Matteo Garrone racconta di un’umanità marginale ma dai sentimenti nitidi

Recensione: Dogman
Marcello Fonte in Dogman

Animali morti da imbalsamare, animali vivi da accudire e amare. Matteo Garrone stabilisce un filo diretto tra Dogman [+leggi anche:
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intervista: Matteo Garrone
scheda film
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, in Concorso al 71° Festival di Cannes, dove ieri sera ha ricevuto gli applausi del pubblico, e il suo film del 2002 L’imbalsamatore. Entrambi ispirati a vere storiacce di cronaca nera di periferia, che Garrone ha reso sublimi racconti allegorici di un’umanità marginale ma dai sentimenti nitidi e irresistibili. Ieri il nano tassidermista che viene ucciso dal suo amato protetto, giovane e seducente. Oggi il toelettatore di cani di periferia che ama teneramente i suoi animali. Il tassidermista di ieri era alla ricerca della bellezza nella desolazione. Il “dogman” (è il nome dato alla sua bottega) ha già la bellezza intorno a sé, nonostante lo squallore del panorama urbano e umano. Marcello il toelettatore è infatti amato da tutti gli abitanti del quartiere, è circondato dalle razze canine più adorabili e utilizza il denaro che guadagna per portare la figlia dodicenne Alida (Alida Baldari Calabria) alle Maldive o sul Mar Rosso per fare immersioni. Con Alida ha un rapporto dolce e sereno, nonostante sia separato dalla moglie.  

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Dolcezza e serenità traspaiono dal volto di questo piccolo uomo dalla voce nasale - Garrone dice di essersi convinto a girare il film dopo aver incontrato il futuro protagonista, Marcello Fonte - una persona dai modi gentili, dalla disponibilità eccessiva, quasi naïf, ma perfettamente integrato in un micro-universo fatto di piccola malavita, mestieri al limite della legalità e arte dell’arrangiarsi.  Marcello si muove infatti tra le luci dei piccoli concorsi di bellezza per cani e le ombre del piccolo spaccio di cocaina per i suoi clienti e conoscenti. Questo lo porta a stringere “amicizia” con la persona sbagliata, l’ex pugile Simone (il bravissimo Edoardo Pesce), piccolo criminale che ha l’arroganza della forza bruta e vive di furti negli appartamenti. Simone è considerato da tutti il “cane sciolto” del quartiere, un individuo incontrollabile la cui aggressività è moltiplicata spesso dalla cocaina. Più d’uno ne auspica la scomparsa prematura. Simone coinvolge Marcello, suo malgrado, nei suoi colpi notturni e lo ricambia con l’indifferenza a la violenza. Quando si tratta di svuotare il negozio del “compro oro” proprio a fianco della bottega canina, Marcello copre l’amico, in nome di una malintesa lealtà che ha molto della proverbiale fedeltà canina, e finisce in galera per un anno al posto di Simone. All’uscita dal carcere qualcosa è cambiato in lui. Nel quartiere viene subito isolato perché è un traditore della comunità e la moglie allontana da lui l’adorata Alida. Simone più che ringraziarlo e consegnargli la sua parte del ricavato del furto, lo ignora e poi lo umilia. L’indurirsi del cuore del candido Marcello lo porta sempre più a meditare la classica vendetta.

Garrone ha l’accortezza di non trasformare Dogman in un revenge movie, in un Cane di paglia di Sam Peckinpahrivisitato nel terzo millennio. La violenza è limitata a poche sequenze e si allontana saggiamente dalla cronaca. Regista inviato speciale nella realtà, Garrone si sofferma piuttosto su quello a cui è interessato da sempre, la mediazione tra l’eroe e la parte profonda di sé, l’uomo che ogni mattina si alza dal letto e mette il piede su una mina, e quella mina è lui stesso. Con regia essenziale e rigorosa, dominata dalla fotografia dalle tinte grigio-blu e beige carico di Nicolaj Brüel, Garrone utilizza ancora la bellezza della forma per dire il dolore e la fragilità del male. Per Garrone la normalità è una bugia e i suoi personaggi hanno le sfumature del reale, nessuno è veramente buono o cattivo. E quei lunghi minuti che la macchina da presa concede al volto dello straordinario Marcello Fonte nelle ultime sequenze del film sono rari e senza prezzo.

Il film è stato prodotto tra Italia (Archimede, RAI Cinema) e Francia (Le Pacte), è venduto all’estero da RAI Com ed esce oggi nelle sale italiane con 01.

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