email print share on facebook share on twitter share on google+

CANNES 2018 Semaine de la Critique

Recensione: Fugue

di 

- CANNES 2018: Il secondo film di Agnieszka Smoczyńska che è stato presentato alla Semaine de la Critique di Cannes, rappresenta l’emozionante viaggio di una donna che letteralmente non sa chi sia

Recensione: Fugue
Gabriela Muskała in Fugue

Se il nome della regista Agnieszka Smoczyńska non vi dice molto, forse il suo film contorto e pieno di colore ambientato nella Polonia degli anni ’80, che ruota attorno a due giovani sirene che si scatenano in diversi locali notturni in una Varsavia comunista, vi rifrescherà la memoria. Il titolo del musical horror era The Lure [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Agnieszka Smoczyńska
scheda film
]
, e ha fatto ottenere alla regista diversi premi in vari festival come quelli di Sundance, Sofia e Vilnius, oltre ad avere un seguito internazionale. Oltre ad essere un’ottima storia multigenere, l’attenzione di The Lure era sull’iniziazione sessuale ed emotiva di due creature. Erano in un periodo di transizione, provando il loro nuovo mondo e la loro nuova vita, come si prova il vestito di qualcun altro, con interesse e trepidazione.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

La protagonista di Fugue [+leggi anche:
trailer
intervista: Agnieszka Smoczyńska
scheda film
]
(proiettato alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes), Alicja (l’eccezionale Gabriela Muskała), vive un’esperienza che è l’esatto opposto: si misura con la sua vecchia vita, di cui non ricorda nulla. All’inizio vediamo Alicja mentre spunta da un tunnel della stazione centrale di Varsavia, sembrando allo stesso tempo elegante e bizzarra. Successivamente, la si vede dopo due anni, con i capelli corti, e molta personalità ma senza ricordarsi chi sia veramente. Le è stata diagnosticata la fuga dissociativa, una condizione che le fa dimenticare la sua identità. La sua famiglia afferma che è lei dopo averla vista in un programma televisivo sulle persone scomparse. Alicja scopre che il suo vero nome è Kinga, e che ha un marito (Łukasz Simlat di Le donne e il desiderio [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Tomasz Wasilewski
scheda film
]
) e un figlio di cinque anni. All’inizio vuole abbandonare la sua nuova/vecchia famiglia il prima possibile, ma pian piano è incuriosita dalla vita che si è lasciata alla spalle e rimane per scoprirla.

Il film mette in scena un po’ di horror, con accenni di stile della New Wave greca e dell’indie americano, ma grazie alla rigorosa direzione di Smoczyńska, l’eccesso di sottili influenze è unito in un insieme coerente. Riesce a controllare il tutto attraverso scene delicate ed emozionanti oltre a creare un’atmosfera che farà rizzare i cappelli. Mantiene la distanza fisica dai personaggi (ci sono pochissimi primi piani), ma allo stesso tempo, rimane vicina ad Alicja, oltre ad esternare le sue emozioni attraverso la palette di colori (verde e blu freddi, pallidi e sbiaditi) e un design sonoro (complimenti a Marcin Lenarczyk, che ha anche lavorato su The Lure). Tutti questi angoli e decisioni apparentemente contraddittori servono a un solo scopo, ed è quello di mostrare il quadro interiore di una donna in crisi, una donna che si è allontanata dall’essere affabile e convenzionale (com’è stato presentato nella scena iniziale) per essere sfrenata e travolgente. Smoczyńska e Muskała, che hanno scritto anche la sceneggiatura, hanno plasmato un personaggio molto ambiguo e intrigante, che è anche una metafora della condizione mentale di molte donne nell’attuale Polonia, le quali provano a liberarsi dai loro tradizionali ruoli sociali – in circostanze meno drammatiche ma non meno difficili. In modo interessante, il film di Smoczyńska combacia perfettamente con Mug [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Małgorzata Szumowska
scheda film
]
di Małgorzata Szumowska, dove il protagonista cambia letteralmente faccia dopo un tragico incidente, quando deve reintegrarsi in una piccola comunità. Mug è una satira con alcuni elementi fiabeschi noir e Fugue mescola il dramma con l’horror, ma entrambi spiegano che c’è una crisi d’identità in corso in Polonia. Dopotutto, il cinema può essere un buon barometro per misurare l’atmosfera predominante nella società.

Fugue è un film polacco, svedese e ceco ed è stato prodotto da Agnieszka Kurzydło di MD4 (Polonia). E’ stato coprodotto da Axman ProductionCommon Ground PicturesFilm i VastMagicLab, Mazovia Warsaw Film Fund e Odra Film. Il distributore polacco è Kino Świat e il venditore è Alpha Violet.

(Tradotto dall'inglese da Francesca Miriam Chiara Leonardi)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.