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NIFFF 2018

Rasmus Kloster Bro • Regista

"Per me, un film è una cosa fisica; è più strettamente legato alla danza che alla letteratura"

di 

- Cineuropa ha incontrato Rasmus Kloster Bro, il regista del sorprendente film d'esordio Cutterhead, in anteprima mondiale al Festival internazionale del film fantastico di Neuchâtel

Rasmus Kloster Bro  • Regista

Il regista danese Rasmus Kloster Bro si è diplomato alla scuola di cinema danese alternativa Super16. Il suo lavoro include fiction per radio, video musicali, video installazioni e cortometraggi (Kiss My Brother del 2010 e Barvale del 2012), che hanno vinto numerosi premi. Cutterhead [+leggi anche:
recensione
intervista: Rasmus Kloster Bro
scheda film
]
, il suo primo lungometraggio, è un thriller claustrofobico e potente che conduce il pubblico in profondità nel cantiere della metropolitana di Copenaghen. L'esperienza è estrema ma merita sicuramente di essere vissuta. Il film ha avuto la sua anteprima mondiale al Festival internazionale del film fantastico di Neuchâtel quest'anno.

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Cineuropa: Come è nata l’idea del film?
Rasmus Kloster Bro: Negli ultimi otto anni, c'è stato un grande progetto di costruzione della metropolitana a Copenaghen. È un progetto davvero gigantesco con un cantiere enorme, che ha colpito tutti. La gente che vive a Copenaghen ha avuto questo rapporto con i lavori di costruzione per molti anni senza realmente sapere cosa stesse succedendo sottoterra. Sapevo che sarebbe stata una buona ambientazione per un film, anche se non sapevo esattamente cosa avrei fatto. E poi, con il mio produttore, abbiamo cercato di trovare un modo per fare qualche ricerca in questa piccola comunità. Abbiamo scoperto che non c'erano molti cittadini danesi lì. In effetti, c'era un'alta percentuale di cittadini europei stipati nel cantiere, che la rendevano una sorta di super Europa, e l'ho trovato affascinante. Questo è stato il punto di partenza per il film.

Come ha lavorato in un ambiente così ristretto? Come ha affrontato le limitazioni dello spazio?
La metà del film è stata girata in location, sottoterra, e una parte è stata filmata in studio. Abbiamo fatto molti viaggi laggiù. Abbiamo avuto una lunga fase di improvvisazione con l'attrice principale (Christine Sønderris), e poi con Krešimir Mikic (che interpreta Bharan) e alcuni operai locali. Ci siamo recati lì molte volte, forse 14 o 15, con gli operai e anche con gli addetti alla sicurezza che ci hanno aiutato a non farci del male. È stato davvero scomodo fare questo film. Non ci si poteva sedere da nessuna parte, perché tutto era curvo. Abbiamo trascorso 10-12 ore sottoterra alla volta, ed era davvero strano perché era come essere su un altro pianeta.

Perché ha deciso di lavorare su un argomento così insolito per il suo primo film? Non temeva di essere etichettato come un regista di "genere"?
Direi che il "genere" ha trovato me. Guardando indietro, mi rendo conto che i film che mi hanno influenzato da bambino erano per lo più film fantastici. È qualcosa che porto dentro di me. Non fa parte della mia identità essere un cineasta che fa film horror o d'azione, ma quando abbiamo trovato la macchina scava tunnel, mi sembrava di essere su un'astronave o un sottomarino, ed era evidente che dovevamo fare un film di genere. Non so se avevo paura di fare un film di genere, ma sicuramente so che non ce l’ho adesso. Per me, un film è una cosa veramente fisica; è più strettamente legato alla danza che alla letteratura, per esempio, e il "genere" mi ha dato un altro modo di esprimerlo.

È stato difficile trovare il supporto finanziario per produrre il film?
Eravamo veramente viziati! Al Danish Film Institute, hanno un programma finanziario chiamato New Danish Screen, che è completamente finanziato. Ho lanciato la mia idea di realizzare un film ambientato nel cantiere della metropolitana, senza storia, solo un'ambientazione. Abbiamo ottenuto DKK 500.000 (circa € 67.000) dal programma, il che ci ha permesso di iniziare a fare alcuni schizzi visivi per lo spazio fisico del film.

C'è uno strato politico dietro al film?
Certo! Il cantiere della metro è come una versione condensata dell'Europa, e in quella versione condensata, ci sono pochissime persone che hanno molti privilegi: un contratto da sei a dieci anni, un appartamento, un bel posto in città e la famiglia accanto – e poi ci sono i lavoratori specializzati, come Ivo. Hanno contratti a medio o breve termine e, anche se sono ben pagati, devono stare lontani dalle loro famiglie. E poi c’è quella che viene chiamata la forza lavoro, che è fondamentalmente la manodopera più economica che puoi ottenere in Europa. Sono per lo più immigrati assunti dall'Irlanda o dal Portogallo. Non giudico; mostro solo come funzionano le cose. La piccola comunità di costruzione è rappresentativa di ogni strato della piramide. In Danimarca, ci vediamo come una società egualitaria, il che non è vero – non più. Il divario tra ricchi e poveri sta diventando sempre più grande e questa è stata una parte centrale del film.

(Tradotto dall'inglese)

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