email print share on facebook share on twitter share on google+

Coralie Fargeat • Regista

“Volevo creare un eccesso quasi irreale”

di 

- La francese Coralie Fargeat ci parla del suo film, l’esplosivo Revenge, venduto in tutto il mondo dopo la sua première a Toronto

Coralie Fargeat • Regista
(© Alexandra Fleurantin, Olivier Monge / Festival de cinéma européen des Arcs)

Al rientro dal Sundance Film Festival, Coralie Fargeat rievoca lo straordinario percorso di Revenge [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Coralie Fargeat
scheda film
]
, un film completamente fuori dal normale e venduto in tutto il mondo da Charades che dopo la sua première a Toronto si prepara ad uscire in Francia grazie a Rezo.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Cineuropa: Com’è nato Revenge?
Coralie Fargeat: Volevo un film di genere puro combinato a ciò che mi ha nutrito in qualità di cinefila. Ho pensato a un personaggio femminile percepito inizialmente debole poiché incarna una serie di comportamenti combinati a un corpo provocante, vittima dello sguardo che cade su di lei, per poi cambiare del tutto, prendere il comando e uscire dagli stereotipi che l’hanno da sempre circondata. Una rinascita pura e difficile. Successivamente sono stati aggiunti gli altri ingredienti del film soprattutto il deserto per uscire dal realismo e creare una fantasmagoria. Quanto all’elemento che ha suscitato la violenza è stato un modo simbolico per annoverare qualsiasi forma di violenza e disuguaglianza di cui le donne possono essere vittime.

Il film è molto fisico. Fino a dove voleva arrivare nell’espressione della violenza?
Ciò che mi interessava, era costruire un universo percettibile e sensibile. Nella prima parte, ci sono impressioni legate alla sensualità dei corpi con il sole, la pelle, la carnalità. Nella seconda parte si trasformano in qualcosa di più duro e crudo con il sudore, lo sforzo fisico e le ferite che ho voluto rendere quasi attraenti nel loro estremismo e che sono in effetti molto violente. Ho deciso però di distaccarmi da una certa forma di realismo come i film sudcoreani. Volevo creare un eccesso quasi irreale.

Cosa dire dell’umorismo nero del film?

Ho trattato il soggetto e le intenzioni dei personaggi in primo grado poiché non si trattava di creare né una parodia né di fare riferimento a qualche caso specifico, ma amo proprio l’eccesso dei miei personaggi, la follia, la viltà che diventa catartica e divertente.

Dal punto di vista visivo e sonoro, Revenge è molto stilizzato.
Ho ascoltato molta musica elettronica e mi sono orientata su un suono forte e molto marcato. Quanto all’aspetto visivo, all’inizio c’è un lato molto inebriante, ricco, sexy, colorato, pop, blu e rosa: volevo insistere in ogni modo verso una forma di paradiso terrestre, di divertimento. Successivamente il deserto diventa un personaggio sempre più forte che supera un po’ gli altri personaggi. Uno dei miei punti di riferimento è stato l’ultimo Mad Max, e ho giocato molto con il colore del cielo e quello del sangue.

I film di genere incisivi sono rarissimi nella produzione francese. Sta emergendo una tendenza?
Ciò che sta cambiando è che un’intera generazione arriva al comando: registi, produttori, finanziatori, professionisti della televisione che amano molto questo genere di cinema. Successivamente ciò che farà la differenza sarà il volume di produzione e la distribuzione. Più tentativi riusciti ci saranno, maggiore sarà l’effetto di coinvolgimento. Con Grave, Revenge, The Night Eats the World, attualmente c’è una piccola onda, con modi diversi di appropriarsi del genere presentati da veri e propri autori. Ma è una lotta importante poiché siamo davvero lontani dall’apertura delle porte.

Revenge propone una soluzione radicale per le donne di fronte alle aggressioni da parte degli uomini.
Evidentemente bisogna vederlo da un punto di vista metaforico, bisogna ridere. La soluzione non è prendere il fucile e uccidere tutti, ma il messaggio del film è quello di uscire dalla prigione di silenzio in cui vengono rinchiuse le donne vittime di fenomeni sociali e culturali. Devono far sentire la loro voce e non tralasciare alcuna forma di aggressione; non si parla solamente di violenza sessuale poiché anche quella verbale e il sessismo sui social network sono totalmente assurdi. In qualità di donna, si impara ad avere a che fare con il pericolo, a navigare: “swimming with sharks”. Spero che la rivoluzione storica che si sta verificando, la consapevolezza di massa di questi comportamenti e disturbi profondi all’interno della società, possa far aprire gli occhi sui veri riequilibri affinché vi sia una profonda evoluzione ideologica. Questa seconda tappa sarà decisiva ma non si tornerà indietro.

(Tradotto dal francese di Francesca Miriam Chiara Leonardi)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche